di Andrea Fantucchio
Si sono aggravate le condizioni di Gianmarco Gimmelli, finito in ospedale giovedì mattina, dopo essersi lanciato da un balcone in via Madonna de la Salette. Nella sua abitazione si era consumato il brutale omicidio di Claudio Zaccaria, 25 anni, ammazzato con almeno dieci coltellate: alcune sferrate al volto, altre collo. Per l'aggressione è indagato proprio Gimmelli. Il 32enne è accusato anche di aver sferrato tre coltellate a Ylenia, la ragazza di Claudio. Ieri la ragazza ha firmato le dimissioni volontarie, contro il parere dei medici, e ha lasciato l'ospedale.
Indagini ancora in corso
Sull'efferrato omicidio che si è consumato al centro storico di Avellino le indagini sono ancora in corso. La Squadra Mobile di Avellino, guidata da Michele Salemme, ha eseguito un secondo sopralluogo nell'abitazione. In casa sono state sequestrate bottiglie per fumare crack e altre di vodka, oltre a diverse tracce di cocaina. La polizia scientifica è a lavoro per scoprire se nell'abitazione – durante la notte che ha preceduto il delitto – siano entrate altre persone.
Una delle domande che si pongono gli investigatori è proprio cosa sia accaduta la notte che ha preceduto la tragedia di via Madonna de la Salette? Secondo la ricostruzione degli inquirenti la fidanzata di Claudio ha seguito il ragazzo fino a casa di Gimmelli: sarebbero arrivati intorno alle 2.30 e rimasti fino al mattino successivo. Le indagini stanno aprendo un inquietante spaccato sul mondo dello spaccio ad Avellino.
Le piste seguite finora
Alle sette della mattina di giovedì, quasi quattro ore prima che scorresse il sangue, i ragazzi avrebbero poi acquistato in un bar vicino alla casa di Gimmelli sette, otto bottiglie di alcolici. Gli uomini dell'antidroga, guidati dall'ispettore superiore Roberto De Fazio, si sono focalizzati su alcuni pusher che potrebbero aver venduto la droga ritrovata in casa di Gimmelli. Gli investigatori hanno acquisito i tabulati telefonici. Claudio e Gianmarco avrebbero parlato telefonicamente anche il giorno precedente all'omicidio. Un dato, questo, comunque non sorprendente: i due ragazzi erano amici e Claudio era andato altre volte a casa di Gimmelli.
Fra le piste seguite per spiegare il movente, un debito che potrebbe essere maturato la mattina stessa dell'omicidio. E che – complice la droga e l'alcol – avrebbe innescato la furiosa aggressione. Anche se una versione definitiva potrebbe arrivare solo dalle parole di Gimmelli. Al momento, il ragazzo, lotta ancora fra la vita e la morte.
