"Sembra che sia finita ormai in una "bolla di sapone", salvo un "miracolo", la storia dell'oro votivo rubato a Trevico tra il silenzio più cupo delle istituzioni alla pari del furto dei preziosi mai ritrovati, avvenuto in una stanza della curia vescovile arianese ad opera della suora arrestata a Roma nell'ottobe del 2024 e finita sotto processo con il patteggiamento della religiosa. Due vicende simili e dolorose con un comune denominatore: la mancata custodia.
Con la cronaca siamo fermi allo scorso 21-22 aprile, esattamente un mese fa. Si era parlato di perquisizioni nel foggiano da parte dei carabinieri nelle abitazioni di tre giovani tra i 20 e i 30 anni, fortemente sospettati secondo gli inquirenti del furto di un milione di euro, compiuto nell'ufficio parrocchiale vulnerabile della chiesa madre.
La verità è che dell'oro contenuto in una "cassaforte" rivelatasi molto debole, portata via come una scatola di giocattoli, come pure dell'antichissima corona della Madonna della Libera non vi è traccia e forse mai ve ne sarà. Un dolore, una barbaria che come ha ben descritto la poetessa e scrittrice Stefania Coppola, accomuna tutta la Baronia.
Ad agire sarebbe stata banda composta da almeno otto persone, di cui sei riprese da una telecamera interna, con la complicità di un possibile basista mai identificato.
L'unica verità è che da dall'alba così triste di quel mercoledì 15 aprile 2026 tra la nebbia di Trevico non c'è stato un solo sviluppo significativo su questa misteriosa vicenda. Da allora solo sospetti, false illusioni, silenzi, veleni e rassegnazione.
