di Marco Festa
«L’Avellino gioca abusivamente al "Partenio-Lombardi” in virtù del fatto che nella convenzione del 2013, firmata dall’A.S. Avellino con il dirigente comunale Chiaradonna, all’articolo 2, la condicio sine qua non affinché questa convenzione esista è il preventivo pagamento dei 350mila euro che corrispondevano, allora, all’ammontare dei canoni non pagati. Nel frattempo siamo arrivati al 2016 ed il debito è aumentato a 803mila euro».
La consigliera d'opposizione Francesca Di Iorio si era espressa così, ieri, al termine del “question time”, nel corso del quale ha interrogato l'assessore al Patrimonio Paola Valentino in merito all'impianto di gioco per ciò che concerne i crediti vantati dal Comune di Avellino, nei confronti dell'U.S. Avellino, alla voce canoni pregressi. Una dura presa di posizione, con una ulteriore sottolineatura ad accendere la miccia delle polemiche: il riferimento alla delibera commissariale 210, che vieterebbe, tassativamente - per motivi di carattere tecnico - di procedere alla compensazione dei già citati canoni con gli importi ancitipati dalla società irpina per i lavori di restyling.
L'intervista, realizzata da Otto Channel 696, ha innescato la replica dell'U.S. Avellino tramite un perentorio comunicato ufficiale. Il club ha posto in essere una serie di puntualizzazioni. “Nel mese di giugno 2014 l'avvocato Franco Maurizio Vigilante ha richiesto al Comune di Avellino il rimborso dei costi anticipati per l'esecuzione delle opere di ristrutturazione ed adeguamento dello stadio Partenio-Lombardi" - ha innanzitutto spiegato l'Avellino, che ha poi aggiunto - "Nel mese di marzo del 2015, rimasta inevasa la richiesta, il legale dell'U.S. Avellino ha invitato il Comune a procedere alla negoziazione assistita per risolvere ogni questione relativa al rimborso dei costi anticipati anche mediante la compensazione con i canoni dovuti, così come previsto dalla convenzione in essere”.
E dunque: secca smentita nei confronti della stessa Di Iorio, che ha escluso questa opzione, prima dell'affondo finale. Con la risposta all'accusa di uso illegittimo della struttura e un decisa richiesta nei confronti degli amministratori di Palazzo di Città: “Una volta effettuati i lavori – conclude l'U.S. Avellino - la stessa Commissione, dopo ulteriore sopralluogo, ha dato l’autorizzazione all’utilizzo dello stadio. È sorprendente come al silenzio dell'Ente siano seguite le dichiarazioni laddove il credito vantato dalla società è di gran lunga superiore al controcredito ipotizzato dal Comune. Il presidente Walter Taccone precisa inoltre che laddove il Comune non dovesse dar seguito, in tempi brevissimi, all’apertura del richiesto tavolo tecnico-legale, si procederà con le opportune azioni legali”.
Tira aria di resa dei conti per una vicenda che si protrae da anni mentre si allontana, in maniera inevitabile, il progetto per la realizzazione del nuovo stadio. “Entro due anni Avellino avrà uno stadio nuovo di zecca” aveva commentato il sindaco Paolo Foti a margine di un incontro con lo stesso Walter Taccone ed il presidente della Lega B Andrea Abodi. Era il 18 marzo 2016. Poi mesi di stand-by, nonostante segnali distensivi e di prossima risoluzione della questione rimasti tali. Lo scorso 19 agosto il sequestro da parte della Squadra Mobile di documentazioni inerenti alla spinosa convenzione a ribadire la complessità della situazione. E ancora il 28 settembre il sequestro e dissequestro lampo della Tribuna Terminio per la caduta di alcuni calcinacci. Il resto è stretta attualità. In attesa di un punto d'incontro che, al momento, sembra lontano.
