di Marco Festa
Un gol per mamma e papà, aggrediti in settimana ad Ascea Marina per questioni non inerenti al calcio. Un gol per Domenico Toscano, ricoverato ad Atripalda per una colica renale che con ogni probabilità gli impedirà di dirigere la seduta pomeridiana in programma domani, che sancirà l’inizio della marcia di avvicinamento in vista della trasferta di sabato, al “Manuzzi”, contro il Cesena. Ma, soprattutto, un gol per l’Avellino. Il suo Avellino. Quello con cui ha vissuto una incredibile cavalcata dalla Serie D alla Serie B. Angelo D’Angelo lo ha rifatto: ha tirato fuori gli attributi e un gol decisivo, pesantissimo, nel momento più difficile. Salvò Tesser con un gol alla Pro Vercelli, nella passata stagione: destro di rara bellezza e forza dritto all’incrocio dei pali. Aveva fatto altrettanto con l’attuale mister, con una zampata da rapinatore d’area di rigore contro lo Spezia, solo qualche partita fa. Il talismano degli allenatori, la personificazione della classe operaia che va in paradiso riempiendo piscine col sudore quotidiano, si è ripetuto con un altro coniglio tirato fuori dal cilindro delle risorse infinite: sinistro sporco, deviato da Longhi, a disegnare una parabola imprendibile per Ujkani. Poi corsa sotto la Curva Sud, battendosi la mano sul petto: cuore di capitano. Undici minuti, dopo essere subentrato, per cambiare, almeno per un po’, il corso di una storia di infinita tensione e scongiurare il rischio di un’altra settimana tra dubbi e scetticismi; per issare il lupo fuori dalla zona play-out. Ossigeno puro per l’Avellino con l’ennesima stoccata decisiva di lui che ci mette la faccia quando verrebbe voglia di nasconderi; che fa saltare il tavolo delle conferenza stampa a suoni di pugni che accompagnao le parole nei momenti più bui; che diventa rosso in viso dalla rabbia e dalla voglia di non arrendersi quando nulla funziona. In battaglia serve la sciabola e non il fioretto: D'Angelo non ha paura di maneggiarla. Ecco un'altra conferma. Uno così vorresti sempre averlo “con” e mai “contro” quando incombe il mors tua vita mea. L'uomo copertina è ancora una volta il numero otto. L'angelo, anzi il “D'Angelo custode” dell'Avellino. Esempio dentro e fuori dal campo. Espressione fisica, carne e ossa, del concetto: “Per vincere bisogna saper soffrire”.
Elaborazione grafica: Giuseppe Andrita.
