Ascoli corsaro. E l'Avellino fuma rabbia davanti ai replay

Le sviste di Aureliano, i soliti limiti e i protagonisti smarriti: è un altro sabato amaro

Avellino.  

 

di Marco Festa

Non sognava di certo un esordio così, sulla panchina dell’Avellino, Walter Novellino. Inizia con una sconfitta pesante ed immeritata, al termine di una partita a tratti rocambolesca, l’avventura alla guida dei biancoverdi del tecnico montemaranese: l’Ascoli sbanca il “Partenio-Lombardi” grazie ad un rigore di Cacia, al 64’, concesso per un tocco di braccio inesistente di Perrotta, che in realtà aveva deviato con la spalla, sulla linea di porta, il tiro a botta sicura dello stesso bomber. Che si conferma “bestia nera". Seconda sconfitta di fila, prima della sua gestione. Resta oltre al danno fatale nella sfida salvezza, causato dal signor Aureliano della sezione di Bologna, ingannato dalla velocità dell’azione, anche la beffa del cartellino rosso per il difensore, che salterà il derby casalingo in programma sabato prossimo, alle 15, contro il Benevento. Eppure i lupi avevano approcciato la partita col piglio giusto, portandosi in vantaggio con una pennellata mancina all’incrocio del ritrovato Verde (27’), previo poi vedersi raggiunti undici giri di lancette più tardi dalla correzione in rete da distanza ravvicinata di Gatto. Esce comunque tra gli applausi l’Avellino di Novellino, che impreca contro la sfortuna per una traversa colta con un colpo di testa da Ardemagni (42’) e per un palo, a Lanni battuto, centrato da Djimsiti (87’). All’appello manca pure un rigore per fallo di Augustyn su Ardemagni al minuto 51’. Resta la difficoltà di rendersi pericolosi se non su calci piazzati e per l’imprecisione al culmine di azioni sviluppate dalle corsie laterali, con Crecco, Jidayi e Belloni a mancare lo specchio della porta sul più bello. 

“Non dire gatto...” - Il primo undici di Novellino ha riservato tre sorprese stile “vecchio marpione” della pre-tattica: Paghera sembrava destinato alla tribuna e invece ha giocato titolare, preferito a Jidayi al fianco di D’Angelo, a centrocampo; Crecco ha spedito in panchina Bidaoui dopo le parole d’elogio spese alla vigilia, dal neo-mister, per il marocchino; Verde è stato preferito a Belloni sulla destra e ha ripagato con la fiducia con la gran punizione con cui non ha lasciato scampo a Lanni, con tanto di corsa ad abbracciare il nuovo timoniere, successiva al sigillo. Poi è successo che il proverbio “non dire gatto, se non l’hai nel sacco” ha assunto una doppia connotazione beffarda e le sembianze, umane, di Leonardo Gatto: l’Avellino lo aveva messo in cima alla lista dei desideri in avvio di mercato estivo, previo poi virare su altri obiettivi facendo sfumare in maniera inattesa una trattativa che era ormai fatta. Come se non bastasse la classica scossa per il cambio di allenatore ed una gara che sembrava ormai incanalata sui binari della vittoria, è stata rimessa in piedi per i marchigiani, proprio da lui. Da lì in poi alcune vecchie, note lacune, sono tornate a fare capolino: come la dinamicità (scarsa) ed affidabilità (poca) dei terzini messa a dura prova da Giorgi e soprattutto Orsolini, mostruoso classe ’97 svezzato in casa dall’Ascoli, con una tecnica ed una velocità così grande da rendere la lotta con il dirimpettaio Donkor a tratti impari. Donkor, “sverniciato" pure da Cacia in occasione della rete del pari. Si è andati al riposo sull’1-1 con la sensazione, per i lupi, di poterla spuntare, ma anche con la sensazione di poter soccombere.

Sviste letali - Nel mirino finisce allora il signor Gianluca Aureliano della sezione di Bologna. Eppure con lui, in casa, l’Avellino aveva finora sempre vinto. La moviola è impietosa: al 51’ Augustyn sembra toccare il pallone in chiusura su Ardemagni, lanciato a rete da Gonzalez, ma in realtà non lo sfiora nemmeno. Al 64’ l’episodio destinato a far discutere: cross di Gatto (ancora lui) per Orsolini, che centra la traversa; poi un primo tentativo di tap-in, respinto da Frattali, ed il tiro a colpo di sicuro di Cacia, deviato in angolo con la spalla da Perrotta. Non sono bastate le poteste del difensore e di Frattali per evitare rosso e massima punizione. È stato il colpo del k.o.

I senatori - Era pure la partita dei senatori. Frattali rilanciato in porta, D’Angelo chiamato a vestire i panni di leader a centrocampo e Castaldo a ritrovarsi in attacco. Il portiere ha fatto il suo, il capitano non ha mollato mai. Discorso a parte per il “dieci”, che sta conducendo in porto un girone di andata anonimo. Fatta eccezione per qualche punizione guadagnata, tra cui quella da cui è nato il gol di Verde, l’ombra del giocatore che fu: prevedibile, impreciso, frenato con facilità. Manca eccome il vero Castaldo a questo Avellino sempre più invischiato nella lotta per non retrocedere e da oggi terzultimo.