di Marco Festa
«Avete la possibilità di riconquistarci. Di essere una famiglia insieme a noi: perché questa è una famiglia. Per farne parte c'è un solo, semplice, modo: sputare sangue per la maglia che indossate, onorarla. Ora non conta più giocare bene o giocare male. Abbiamo quattro finali fino alla fine dell'anno: le vogliamo vincere. Noi, insieme, usciremo da questa situazione.»
E giù applausi assordanti dopo parole chiare, nette, inequivocabili. Di sprono e d'incoraggiamento. La Curva Sud si è stretta intorno all'Avellino in un momento difficile, determinante, ma allo stesso tempo stimolante. Questo pomeriggio, in più di 500, i supporters biancoverdi hanno raggiunto la Tribuna Montevergine dello stadio “Partenio-Lombardi” trasformando la seduta di allenamento a porte chiuse in una torcida biancoverde a porte aperte. Cori, fumogeni e voglia di trasmettere a D'Angelo e compagni quella feroce voglia di imporsi da sempre insita nel DNA dell'Avellino e della sua gente. Vincere. Non solo sabato contro il Benevento, ma con tutte le avversarie da incrociare prima della fine del girone di andata. Un unico obiettivo, senza pensare più al passato: risalire la classifica e gettarsi alle spalle ansie e preoccupazioni. Uniti si vince, il motto ideale per sintetizzare lo spirito con cui l'ambiente irpino s'incammina alle sfide, in rapida successione, contro i sanniti, il Bari, la Salernitana ed il Latina. Attenti e visibilmente emozionati per lo spettacolo i calciatori, chiamati a raccolta, che, con Novellino, hanno ascoltato il discorso prima di proseguire il lavoro in campo. Come anticipato questa mattina da Ottopagine.it, il tecnico di Montemarano, che ha dovuto fare a meno dei lungodegenti Gavazzi e Molina, oltre a Migliorini, con Soumarè che ha sudato a parte, ha focalizzato l'attenzione su due moduli: il 4-4-2 ed il 4-3-3, quest'ultimo speculare all'attegiamento tattico della strega. Ma i moduli sono passati in secondo piano. Perché il calcio è innanzitutto emozioni e passione: quelle che ti fanno gettare il cuore oltre l'ostacolo. E oggi l'Avellino ha ritrovato, semmai lo avesse perso, il suo popolo: pronto a trascinarlo in un dicembre infuocato.
