di Marco Festa
C’è qualcosa che lascia ben sperare più del gran primo tempo disputato contro il Benevento. C’è qualcosa che può rivelarsi determinante quanto il mercato di gennaio. C’è qualcosa, per l’Avellino, in piena lotta per non retrocedere, che non è un particolare e può fare la differenza: si chiama unità d’intenti. Il lupo, penultimo, s’incammina verso l’ostica trasferta di sabato, al “San Nicola”, contro il Bari, immerso in un clima decisamente diverso rispetto a quello sfiduciato e burrascoso delle scorse settimane. La classifica piange, ma da qualche giorno a questa parte c’è un motivo per sorridere e guardare avanti con determinazione: è la ritrovata sinergia tra piazza e società, certificata e ribadita dall’amichevole colloquio nel piazzale antistante la Tribuna Montevergine (documentato da Otto Channel nel video allegato all’articolo), poco prima del calcio di inizio del derby con i sanniti, tra l’amministratore unico Walter Taccone ed alcuni storici rappresentanti del direttivo della Curva Sud. Toni distesi. Addirittura i saltelli del patron in compagnia dei tifosi. Soprattutto l’espressione, reciproca, nel corso di una chiacchierata franca e serena, di un concetto chiave: lottare insieme per difendere la categoria. “Se a gennaio non ci rinforza la squadra siamo pronti a contestare, gli striscioni sono pronti” il monito rivolto a Taccone da un sorridente Franco Iannuzzi, alla destra di Frank Pennisi. “Non fate più striscioni, credo che avete speso già troppi soldi, quindi lasciate stare” ha replicato, con ironia, il dirigente del club irpino mettendo una pietra sulla contestazione successiva a Carpi – Avellino, che lo aveva visto suo malgrado protagonista con uno striscione affisso sotto la sua abitazione. Spazio anche a sottolineature sulla priorità di mantenere la calma e l’ottimismo, date le tante partite ancora da giocare. A dialoghi sulla comune sofferenza ed empatia per le sorti dei lupi (“Se l’Avellino non vince sabato e domenica sono in clausura” ha giurato Taccone), prima del ringraziamento del numero uno dell’U.S. per l’accoglienza riservata al tecnico Novellino, messo nelle condizioni ideali per lavorare. E allora, più che dal punto conquistato sul campo, si riparte da qui: dalla capacità di sotterrare l’ascia di guerra e venirsi incontro, che riporta l’Avellino prima di tutto. Perché, in fondo, la maglia è da sempre e resterà per sempre l’unica cosa che conta.
