L'analisi. Il lupo non è sazio

Con il successo sul Modena, l’Avellino ha mandato in archivio la crisi... di risultati

Avellino.  

Che l’Avellino, a prescindere dalle tre sconfitte consecutive, non fosse una squadra in crisi, se non di risultati, si era capito in maniera netta e inequivocabile già domenica scorsa a Catania. Se i biancoverdi, piegati dal contestato e decisivo rigore concesso a Calaiò, avessero pareggiato o vinto, non ci sarebbe stato davvero nulla da eccepire. In campo si era vista una squadra in salute e ferocemente determinata ad invertire una tendenza negativa materializzatasi all’improvviso; capace di produrre palle-gol in quantità industriale ed in costante ascesa sotto il profilo del rendimento e della qualità del gioco, dopo il sabato da dimenticare vissuto allo stadio “Biondi” di Lanciano e i 6 minuti finali fatali la settimana successiva, col blitz del Perugia di Camplone al “Partenio-Lombardi”. Tanti piccoli segnali incoraggianti, sommersi dalla comprensibile amarezza per i k.o., che non hanno smesso di sommarsi, fino ad arrivare al ritorno alla vittoria.

Contro il Modena, l’Avellino ha dimostrato di non essere mai realmente “morto” e, se è pur vero che in passato era stato capace di rialzarsi immediatamente e con veemenza in seguito ai passi falsi, stavolta si è semplicemente dilatato il tempo di reazione, ma la sostanza non è cambiata. Si è ritrovato attraverso la consapevolezza dei suo mezzi; con il lavoro quotidiano di squadra e staff tecnico, preferito ai proclami, alle parole e alle polemiche; nel silenzio dei tesserati che si sono isolati dall’esterno concentrandosi su ciò che contava davvero. Ovvero, sulla gara contro i canarini del duo Melotti - Pavan. Sul terreno di gioco. Dove è maturata una prestazione accorta e senza sbavature; dove si è rivista la classe, per qualche turno appannata dal logorante campionato cadetto, di Castaldo e si è finalmente fatto ammirare il vero Zito: chissà dove sarebbe ora il lupo se l’acuta lombosciatalgia con cui ha dovuto convivere per mesi e mesi non lo avesse limitato in maniera significativa, veniva da pensare giovedì, mentre devastava la retroguardia ospite con inserimenti, corse incontenibili, partecipando a tutte le fasi di gioco, dribbling ed il gol che ha deciso la sfida.

Zito è l’emblema della capacità di Rastelli di gestire tutti i calciatori in organico. Chiunque ha la sua chance se è in forma e si allena al massimo in settimana, ma non ci sono titolari inamovibili e c’è necessità di ragionare non solo nel breve, ma soprattutto nel lungo termine. Il tecnico ne ha iniziato a limitare l’impiego quando si è reso conto che non riusciva a tirare fuori tutto il suo potenziale; lo ha aspettato, “coccolato”, facendosi scudo per le critiche che sono state direttamente proporzionali alle aspettative con cui era stato atteso e poi accolto. E ora si gode un’arma in più per un finale di stagione da vivere con ritrovata fiducia. Venerdì si va a Vicenza con la possibilità di operare il sorpasso e andare a prendersi il terzo posto. E intanto i playoff sono più vicini. Sì, l’Avellino c’è. 

Marco Festa