di Marco Festa
Dal 10 aprile al 22 maggio. Otto giornate da vivere tutte d'un fiato. L'Avellino riposa, ricarica le batterie, prima di un rush finale che si preannuncia avvincente. Emozionante. Nell'uovo di Pasqua, i biancoverdi hanno trovato un'iniezione di fiducia e serenità. E un protagonista a lungo atteso. La vittoria sul Modena è valsa più dei tre punti: ha restituito la consapevolezza che nella corsa per la Serie A i biancoverdi c'erano e ci saranno, fino alla fine; ha confermato i segnali incoraggianti arrivati, a prescindere dal risultato finale, a Catania; ha regalato un possibile protagonista per lo sprint finale: quell'Antonio Zito limitato dalla lombosciatalgia acuta per tutto il girone di andata e parte di quello di ritorno, che da qualche giornata stava lanciando segnali di una prepotente ripresa.
Un successo per ritrovarsi quarti in solitaria; per diradare la nebbia dei comprensibili malesseri, determinati dall'astinenza da vittorie, ed evidenziare che il fieno in cascina, ovvero i 49 punti incassati prima dei tre k.o. di fila, non sono roba di poco conto. Hanno aiutato a superare la crisi. E si è capito quanto fossero pesanti nel momento in cui il ritorno all'affermazione è coinciso con gli scivoloni delle dirette concorrenti. Novantasette minuti per vedere il ritardo sul secondo posto, ridotto da sette a quattro punti; il vantaggio sul nono, aumentato da due a quattro.
E allora: calma e sangue freddo. Anche nei momenti che sembrano più bui. È la lezione che ha imparato l'Avellino, che ha inseguito e raggiunto la luce in fondo al tunnel. Barra a dritta verso una parte finale di stagione da vivere con la fame di chi vuole emergere; sgravandosi di pressioni fatte in casa. L'Avellino deve "ripetersi" che non ha nulla da perdere. Deve centrare i play off, certo, ed ha acquisito una posizione di vantaggio da consolidare e difedere, può coltivare il sogno del secondo posto, ma deve far sì che queste lusinghiera prospettiva non diventi un assillo alla stregua di un obbligo. Non per caso, quando a Lanciano poteva consumarsi il momentaneo sorpasso sul Bologna, sulle spalle dei lupi sembrava esserci un invisibile macigno.
C'è da vivere alla giornata. Sotto con otto partite da vivere con le dita incrociate e l'euforia della mina vagante. Si inizia venerdì, al "Menti", contro il Vicenza. Otto giorni dopo si ritorna dove l'anno scorso fu beffa tremenda. Dove quest'anno c'è una squadra sempre più affacciata sul burrone della Lega Pro. Destinazione "Ossola" di Varese. Il 25 aprile arriva la Virtus Entella, che ha risalito la china in classifica, ma che sarà, fatto salvo sorprese, ancora in lotta per evitare i play out. Soli tre giorni dopo trasferta dura, durissima, nell'infuocato catino dello "Scida" di Crotone. In quel momento, la metà del percorso finale sarà percorsa. Lo sprint finale è vietato ai deboli di cuore: Avellino - Pescara del 2 maggio ha il sapore di antipasto di play off; Bologna - Avellino, in programma, salvo anticipi e posticipi, il 9 maggio, potrebbe essere una partita dalla posta in palio altissima, da far tremare le gambe solo a pensarci; gran finale con Avellino - Trapani (16 maggio) e Brescia - Avellino (22 maggio). È tempo di riposare. Di distendere i nervi. Di non pensare. È la quiete prima della tempesta. Poche ore e arriverà il momento di riallacciare le scarpette, alzare i calzettoni e tornare in campo. Da lunedì si fa sul serio. Più che mai.
