di Marco Festa
A un girone dal sonoro 3-0 rimediato al “Mazza”, che fece scricchiolare sensibilmente la panchina di Domenico Toscano - esonerato poi a distanza di quattro partite, in seguito ad un’altra pesante battuta d’arresto con identico punteggio, ovvero quella maturata il 26 novembre, all’Orogel Stadium “Dino Manuzzi”, contro il Cesena - l'Avellino sembra essero tornato quello precedente all'arrivo di Walter Alfredo Novellino: sterile, con la difesa colabrodo, assente e svagato. Dalla Spal alla Spal. Uno sgradevole déjà vu. L'involuzione, certificata in termini prettamente numerici dai soli due punti raccolti nelle ultime cinque partite, è difficilmente ascrivibile ad una sola causa: fragilità psicologia, mancanza di freschezza atletica, ma pure penalizzanti forfait, sono gli addendi di un’addizione che restituisce il magro totale sopra citato. Tralasciando i primi due aspetti, l'indisponibilità che sta senza ombra di dubbio pesando in maniera più significativa sugli equilibri di gioco è quella di Federico Moretti: faro del centrocampo, spento da due giornate a causa della contruttura al polpaccio destro rimediata nel riscaldamento pre Avellino – Novara. Ieri, il centrocampista ha sostenuto lavoro ridotto: resta in dubbio per il match contro gli estensi, in programma venerdì alle 19, ma non è poi tanto segreto, nell'ambiente biancoverde, l'auspicio di rivederlo in campo. Magari, addirittura, dal primo minuto di gioco. Al pari di Soufiane Bidaoui: in grande spolvero e adesso più che mai, per effetto di due spezzoni di gara convincenti, in odore di una maglia da titolare. Si vedrà. Al “Partenio-Lombardi” si è appena conclusa la seconda seduta di allenamento a porte chiuse settimanale. Al momento c’è una sola certezza: archiviato l'umiliante 4-1 subito a Terni, le gerarchie sono da ritenersi totalmente azzerate.
