Presunta combine Catanzaro - Avellino: parla Chiacchio

L'avvocato del club biancoverde ha commentato l'indagine della Procura di Palmi

Avellino.  

 

di Marco Festa

Era il 5 maggio 2013: Perugia e Avellino si giocavano la promozione diretta in Serie B. Il Perugia era passato in vantaggio contro il Prato e all’Avellino non bastava più il pareggio contro il Catanzaro. È qui che - secondo la Procura di Palmi - fu rotto un patto tra i presidenti e i direttori sportivi di Catanzaro e Avellino per pareggiare quella partita. Nel secondo tempo del "Ceravolo" segnò Zigoni e l’Avellino fu promosso. Ora, per quel presunto accordo, poi saltato, sono indagati Walter Taccone ed Enzo De Vito a margine di un’inchiesta principale che ha portato in carcere il patron del Catanzaro, Cosentino. Il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza, in conferenza stampa ha chiarito: “Vi erano stati due fatti particolarmente sintomatici, di due occasioni clamorosamente mancati per segnare di un giocatore del Cataranzaro."

"Si sarà inventato qualcosa l'avvocato Chiacchio perché aveva finito i processi" aveva sdrammatizzato lo stesso Walter Taccone. E proprio l'avvocato Eduardo Chiacchio, interpellato da Otto Channel, preferisce non sbilanciarsi: “Non voglio esprimermi in assenza della documentazione relativa a questa vicenda. Quel che è certo è che sono procedimenti di una Procura di una certa importanza, quella di Palmi, e che riguardano l’ambito penale. Al momento non ci sono atti inerenti alla giustizia sportiva. Non voglio nemmeno pensare quello che rischia l’Avellino: dobbiamo vivere giornate liete perché usciamo da poco da un procedimento di quel livello (presunte combine maggio 2014, ndr) e non voglio nemmeno pensare all’ipotesi apocalittica che potrebbe esserci in caso di responsabilità diretta del presidente."