Avellino, è ora di reagire alle rimonte e ai numeri maledetti

Novantasei e 8 i primi estratti sulla ruota dei rimpianti, resta la prestazione da cui ripartire

Avellino.  

 

di Marco Festa

Altro che diciassette. Per l'Avellino sono 96 e 8 i numeri sfortunati; materializzatisi ancora una volta ieri, sul verde tappeto da gioco del “Partenio-Lombardi”, quando l'intera posta in palio era ormai ad un passo dall'essere intascata, con buona pace del Cesena. Niente da fare. Da Minala al '96 a Cacia al '96: unica differenza il risultato finale (sconfitta nel derby, pari coi romagnoli); punto in comune l'ennesima rimonta stagionale subita. Quella numero 8, per l'appunto. Tredici volte in vantaggio, solo in 5 occasioni una condizione sufficiente a far festa dopo il triplice fischio finale. Un dato che inizia a essere significativo per tracciare l'identikit di un collettivo talentuoso, ma fragile; perennemente tormentato dalle assenze, che hanno costantemente impedito di vedere all'opera il vero Avellino, ma allo stesso tempo palesemente penalizzato dalla mancanza di un pizzico di carattere, esperienza e malizia, indispensabili per evitare le invece costanti e brutte sorprese.

Novantasei e 8. Otto come i centri nei sei incroci con la “bestia nera” Cacia: tre gol nell'attuale campionato, manco a dirlo, tutti contro l'Avellino. Roba da mangiarsi le mani; su cui riflettere e da cui trarre insegnamento, ma senza rimuginare più dello stretto necessario anche perché resta in ogni caso la prestazione, solida e propositiva, offerta contro i romagnoli. Da quella si riparte in vista della trasferta di Venezia, oltre la rabbia e provando a non farsi sovrastare dall'ennesimo contraccolpo psicologico. Meglio, allora, concentrarsi su altri numeri, quelli che hanno nel proprio repertorio Bidaoui, Castaldo, Cabezas e Gavazzi, che Novellino conta di avere di nuovo a disposizione per aumentare le chance di finali decisamente più lieti. La ruota può e deve girare.