Senza pressioni, inseguendo il sogno: è questo il segreto del successo nei play off secondo l'ex direttore sportivo dell'Avellino, Francesco Maglione. Il dirigente è intervenuto telefonicamente nel corso di "0825", in onda su OttoChannel (canale 696 del digitale terrestre), soffermandosi sull'imminente inizio degli spareggi promozione.
Esperienza maestra di vita - «Io di play off ne ho fatti parecchi, ne ho vinti e ne ho persi» - esordisce Maglione - «Alcune vittorie sono arrivate in maniera inattesa: con il Savioa, nella stagione 1998/1999, ci qualificammo all'ultima giornata, battemmo il Palermo e poi la Juve Stabia in finale al "Partenio", sovvertendo ogni pronostico. Con l'Avellino fu diverso: a un mese della fine del campionato, mi vidi costretto a cambiare allenatore. Dopo essere stati superati dal Ravenna nelle ultime battute di un campionato condotto sempre in testa alla classifica, ci fu un blackout mentale certificato dal 3-1 subito in casa la Cavese, che rese la scelta inevitabile. Fu allo stesso tempo una decisione vincente e un azzardo: era l'ultima fiches da giocare. Ce la facemmo nonostante la squadra non arrivò bene fisicamente a quelel gare, perché logorata dal campionato. Il discorso è questo: la lotteria dei play off sfugge a qualsiasi logica e previsione. Nel calcio tanta esperienza serve ad arrivare alla conclusione di non avere certezze. O meglio, meno certezze si hanno e più si è capito di questo gioco. Quando si crede di capire tutto, o molto, allora non si è capito nulla. Arrivare da dietro, sulle ali entusiasmo e euforia può essere determinante così come chiudere nella migliore posizione di classifica possibile».
Nulla da perdere - «L'anno scorso il Frosinone prese il campionato all'ultima giornata con il Perugia. Chi avrebbe scommesso che dopo quella mazzata ce l'avrebbero fatta a salire? E invece ricaricarono le batterie e ora sono addirittura in Serie A. Il segreto è uno solo: l'Avellino deve vivere i play off puntando a recitare il ruolo della mina vagante, senza gravarsi nessuna pressione e dell'obbligo mentale di dover vincere a tutti i costi. Questo è il segreto mediante il quale potrebbe essere la grande sorpresa dei play off. L'obbligo di andare in Serie A è del Bologna, dello Spezia che gioca in casa, del Perugia. L'Avellino deve pensare che si è regalato un sogno. Società, dirigenti e ambiente non devono far sentire nessun tipo di pressione alla squadra».
Pressioni letali - «Questo campionato ha dimostrato di essere atipico. Di certo è il più difficile per tanti motivi; perché il più lungo e al suo interno contano tanti fattori: mentali, fisici e psicologici. Credo però che se Carpi e Frosionone sono andate in Serie A è anche perché hanno potuto lavorare senza alcun tipo di pressione. Catania, Bari e Livorno e Bologna, che dovevano vincere, hanno fallito».
Blitz al Picco? Perché no... - «Vincere a La Spezia è ampiamente alla portata dell'Avellino. Sono molto fiducioso che avvenga come nella regular season. L'Avellino può contare su una fisicità su cui lo Spezia non può fare affidamento. E poi ci sarebbe il doppio scontro con il Bologna, che avrebbe tutto da perdere».
L'errore da non ripetere - «L'unico neo di questa stagione dell'Avellino è che in certi momenti è stato preteso, chiesto, da una tifoseria forse eccessivamente esigente, il salto di qualità, il secondo posto, di andare in A direttamente. E lì la squadra ha avuto qualche passaggio a vuoto. Ripetere questo errore adesso sarebbe grave.
Rastelli - «Bisogna vedere se ci sono i margini per continuare il progetto con lui o se il ciclo è da ritenersi chiuso. Con la Serie A meriterebbe di continuare, ma se malauguratamente non centrasse l'obiettivo, potrebbe essere che l'Avellino debba aprire, necessariamente, un nuovo ciclo, una nuova pagina: nel calcio c'è bisogno di motivazioni e di stimoli».
Marco Festa
(Di seguito l'intervento telefonico di Francesco Maglione a "0825")
