Dalle tre illusorie vittorie di fila, conquistate nel corso della gestione Ignoffo, ai quattro punti in due partite incassati, pronti, via, in concomitanza con l'approdo di Capuano sullo scranno irpino. Risultati importanti, preziosi, per muovere la classifica; per conservare un margine di vantaggio, seppur risicato a un solo punto, sulla zona play-out, nel contempo, però, pure una sorta di “arma di distrazione di massa”. E sì, perché, le due sconfitte consecutive maturate contro Reggina e Catanzaro hanno ricordato che un allenatore può essere determinante, ma fino a un certo punto per il destino di una squadra. In campo, in fondo, ci vanno i calciatori e la rosa biancoverde è tornata a palesare tutte le sue lacune oltre a evidenziarne ulteriori, che stanno venendo fuori in maniera non meno preoccupante.
Che l'attacco sia incompleto, sia numericamente, sia tecnicamente, è un dato di fatto sottolineato prima dall'eloquente 5-4-1 praticato dal predecessore del mister di Pescopagano e, non per ultimo, dallo stesso Capuano, che non più tardi di ieri, al “Ceravolo”, ha optato per schierare Micovschi a supporto di Charpentier non solo per disegnare un Avellino formato ripartenza: con Albadoro costretto a gestirsi e a essere gestito per le ataviche noie fisiche che ne limitano, da anni, l'espressione del pieno e considerevole potenziale; Alfageme che sembra aver perso smalto, carisma e stimoli, tanto da apparire destinato a un futuro verosimilmente lontano dall'Irpinia, non resta che ingegnarsi per trovare una spalla in grado di dar man forte all'attaccante francese, che si è caricato sulle spalle, con generosità e talento, il peso dell'intero reparto avanzato.
Stanno, invece, emergendo tutti i limiti del reparto arretrato: Illanes sta dimostrando solo a sprazzi di quelle qualità che lo hanno portato a indossare la maglia della Fiorentina. L'argentino pare aver bisogno di tempo e lavoro per migliorare il senso della posizione e in marcatura; Laezza sta, di pari passo, attraversando un momento decisamente negativo a fare da contraltare all'ottimo avvio di campionato: clamoroso il suo capitombolo nella notte calabrese; Zullo sta facendo il possibile per sopperire all'assenza di Morero, sempreverde e imprescindibile per carattere ed esperienza, ma alle prese con gli acciacchi dell'età che avanza, inesorabile. Con Njie sparito dai radar dopo aver dimostrato di essere ancora piuttosto acerbo, ecco, allora, che bastano due defezioni simultanee (Illanes, ieri a gara in corso, e il già citato Morero, ndr) per costringere ad arretrare Celjak nella linea a tre difensiva e, soprattutto, a vedere De Marco, che di ruolo fa l'interno, obbligato a giocare largo destra a centrocampo.
Insomma, la coperta corta è tutt'altro che proverbiale: la tiri da un lato e si scopre dall'altro. Basterà Meola per risolvere i problemi? Quantomeno aiuterà. Ma non si era detto che il mercato degli svincolati non interessava? Una contraddizione, che conferma la presa di consapevolezza dei nodi da districare di cui sopra.
La partenza tra mille difficoltà non può, dunque, rappresentare una motivazione sufficiente o un alibi per giustificare falle d'organico che con il ricorso a ben due fideiussioni non avrebbero dovuto esserci. Senza andare a girare il coltello nella piaga del mancato ricorso ai premi di valorizzazione, che avrebbero fatto comodo, eccome, per potenziarla questa rosa. Se non ora, a gennaio.
E a proposito di futuro. Chissà se laddove l'oculatezza della gestione delle poche risorse, per far quadrare il cerchio tecnico, non si è rivelata risoluta e risolutiva, a salvare capre e cavoli (e pure l'Avellino) non arrivi una nuova società capace di irrorare le asfittiche casse del malconcio lupo con investimenti in grado di rimpinguare, rinfoltire e completare la squadra. Col portafoglio pieno è, ovviamente, più semplice operare, soprattutto se non si riesce a friggere il pesce con l'acqua come si sarebbe dovuto fare. E, allora, fari puntati su domani e dopodomani perché mercoledì la Sidigas deve, come noto, consegnare il concordato in bianco presso il Tribunale di Avellino. Presentandosi con la potenziale disponibilità economica garantita dalla potenziale cessione di un asset non particolarmente produttivo, qual è il calcio, potrebbe, altresì, provare a strappare una proroga. Le offerte non mancano. Che la svolta vera, in grado di generare un effetto domino positivo pure sulle sorti dell'Uesse, sia dietro l'angolo?
