Pochi centimetri e questo sarebbe stato il giorno di Avellino - Pescara. Una finale rimasta virtuale, sfumata sulla traversa dello stadio "Dall'Ara". Ma è andata come è andata. E rimuginare su ciò che poteva essere non cambierà la sostanza delle cose. A tre giorni dal ritorno della semifinale in Emilia ripensare all'epica e paradossale sfida, con i lupi vittoriosi e sconfitti allo stesso tempo, è come spargere sale su una ferita aperta. Da Bologna, però, l'Avellino deve ripartire. Non una fine, ma un nuovo punto di partenza per continuare a migliorarsi e confermare la crescita costante che ha caratterizzato le ultime tre stagioni: promozione diretta dalla Lega Pro, salvezza in scioltezza, con l'accesso agli spareggi per la promozione evaporato solo all'ultima giornata, e qualificazione ai play off con impresa nel turno preliminare e ultimo atto sfiorato.
Una escalation di soddisfazioni e risultati, che testimonia che la programmazione lungimirante della dirigenza ha dato i suoi frutti. Che però non sono ancora finiti. C'è una base solidissima, in termini di parco giocatori, con diciassette calciatori di proprietà da cui ripartire. Monetizzare con qualche cessione, scovare nuovi giovani da valorizzare e puntellare l'organico con innesti mirati, di caratura tecnica da categoria superiore, gli step per compiere l'ultimo salto di qualità: ovvero, lottare per quella promozione in Serie A che, per quanto visto soprattutto in questo ultimo scorcio di stagione, l'Avellino avrebbe già meritato. Ma, evidentemente, i tempi non erano ancora maturi. E d'altronde il progetto del presidente Walter Taccone, finalizzato al ritorno in massima Serie, era, fin dal principio, ovvero dopo il salto di categoria dall'ex Serie C1, di natura triennale.
Forte di ciò che ha costruito e dei traguardi che ha tagliato, l'Avellino potrà presentarsi ai nastri di partenza del prossimo torneo Cadetto, come invece accaduto al termine della scorsa annata agonistica, senza l'assillo di dover conquistare un obiettivo smaterializzatosi in malo modo. Vorrà, ovviamente, provare quantomeno a ripetersi, ma non avrà l'incombenza di dover dimostrare nulla, come accaduto dopo Padova. Si potrà, finalmente, procedere per gradi. Senza alzare l'asticella fin dal principio e più del dovuto. Con la credibilità guadagnata grazie all'ennesimo campionato da incorniciare a garantire più di un semplice credito da sfruttare per giocare, sempre, come a Bologna: ovvero con lo spirito della mina vagante e la feroce volontà di far bene. L'Avellino ha saputo scatenare, come non mai, l'empatia della propria gente. E ora deve sfruttarla.
I presupposti per continuare a fare bene ci sono tutti, ma c'è prima lo spartiacque decisivo di lunedì prossimo da superare: la permanenza di Massimo Rastelli ed Enzo De Vito in biancoverde non è scontata. Le offerte, per entrambi, non mancano, ma l'auspicio è che società, allenatore e direttore sportivo possano convergere nella condivisione di un nuovo progetto vincente. Sarebbe l'inizio di una nuova era. La naturale prosecuzione di un percorso esaltante. Uniti si vince è stato il motto che ha sincronizzato tutte le componenti in questo finale di campionato. Può essere il concetto, per nulla banale, su cui far leva per ripartire. E poi, provate a fermarli.
Marco Festa
