Non c'è pace per i tifosi dell'Avellino, che, ormai da anni, vivono un incubo perpetuo per l'impossibilità di parlare esclusivamente di calcio e si ritrovano, invece, puntualmente, a restare col fiato sospeso per vicissitudini societarie che si presentano, e ripresentano, sotto le forme più disparate. Cambiano le proprietà, restano i problemi, ne emergono di nuovi. Di solidità, organizzazione e serenità, nemmeno l'ombra. E così, dopo la contestazione a colpi di cori (“Questa piazza va rispettata”; “Izzo, Circelli, dove sono i calciatori?”), nella scorsa notte sono stati esposti due striscioni davanti alla Tribuna Montevergine del “Partenio-Lombardi”: “Questa pagliacciata è durata fin troppo…ponete fine a questo scempio!” recita uno dei due, l'altro, è stato indirizzato all'amministratore delegato della Sidigas, Dario Scalella, e al custode giudiziario Francesco Baldassarre.
Ecco servita l'ennesima polveriera biancoverde, con i soci che a un mese e dieci giorni dalla loro presentazione ufficiale non hanno definito ufficialmente i ruoli e le cariche con cui vengono si presentano e vengono presentati. Alcuni, a oggi, sono ancora censiti come semplici dirigenti. Nel contempo, si avvicinano importanti scadenze (entro domani, salvo proroghe, dovranno essere versati 150mila euro relativi alla prima rata per l'acquisto dell'Uesse, ndr) mentre la lente d'ingrandimento della Co.Vi.Soc resta puntata sulle documentazioni, a ora ancora incomplete o non trasmesse, da parte di alcuni dei soci, da presentare entro il prossimo 6 febbraio per ottenere l'omologazione della cessione del club, che, viceversa, tornerebbe nelle mani della vecchia gestione.
