Il tempo dà ragione a chi è in grado di guardare lontano; sta dando ragione all'Avellino. Tutto ruota intorno a un binomio, spesso sbandierato senza che se ne comprenda appieno l'importanza e il ruolo chiave per garantire la solidità a società che devono fare i conti con ristrettezze in linea con la crisi economica generale: giovani e programmazione. Tanti club hanno imparato, sulla propria pelle, una lezione durissima: spendere e spandere, inseguire il nome, senza tenere in considerazione gli stimoli di calciatori in molti casi appagati e in campo più per onor di firma, che per motivazioni forti, può essere l'inizio della fine. Chi si limita a pensare solo al presente non ha futuro: l'Avellino ha avuto la fortuna e la bravura di puntare su dirigenti che lo sanno bene e che, nel corso di un quadrienno da incorniciare, non lo hanno mai dimenticato.
Step by step: l'Avellino non ha mai precorso le tappe. Arrivato in Lega Pro, si è consolidato nella categoria iniziando a porre le basi per costruire ciò che vale non meno dei risultati: ovvero, un parco giocatori di proprietà di grande prospettiva, in grado di far viaggiare su un binario parallelo i successi sul campo alla salvaguardia e alla crescita del bilancio. Salvezza tranquilla, poi promozione diretta in Serie B; altro anno di transizione, senza mai rinunciare alla voglia di ritagliarsi un ruolo importante, sfiorando i play off sfumati solo all'ultima, sino ad arrivare alla storia più recente. Ed è superfluo sottolineare dove sarebbero arrivati, e dove sarebbero potuti arrivare, i lupi, se la traversa del Dall'Ara non avesse fermato la corsa del tiro di Castaldo.
Dopo un quadriennio di scelte lungimiranti, uno dei riconoscimenti più gratificanti per il lavoro dell'Avellino è arrivato proprio oggi, direttamente da Appiano Gentile: Trotta sarà tra i protagonisti del prossimo Europeo Under 21, al fianco di Izzo e Zappacosta, altre due splendide intuizioni, che hanno giovato alle casse e all'appeal dei lupi. Perché sono lontani anni luce i tempi in cui in tanti declinavano le offerte biancoverdi per paura di prendere parte a fallimenti sportivi più che a percorsi di maturazione e valorizzazione. L'Avellino è tornato ad essere quello che era ai tempi della Serie A, quando scovava sconosciuti dalle serie inferiori per lanciarli nel grande calcio, creando plusvalenze vitali. Semina sapiente e attendere i frutti. E il raccolto sarà ricco. Così si fa calcio.
Marco Festa
