Quando martedì scorso, a poco più di due ore dalla notizia dell'accordo tra Rastelli e il Cagliari, intervistammo telefonicamente Attilio Tesser avemmo la conferma di ciò che di lui avevamo intravisto in più di una circostanza da avversario e da semplici addetti ai lavori. Ovvero, che fosse, a prescindere da tecnica e tattica, innanzitutto, un signore per i modi di comportarsi e di relazionarsi agli altri. In quelli che erano i momenti più caldi e decisivi per il suo futuro, avrebbe potuto essere evasivo o scostante. Temporeggiare o trincerarsi dietro al desiderio di non esprimersi. E invece si è dimostrato immediatamente disponibile a raccontare le sue emozioni, a spiegare, nei limiti del possibile, ciò che stava accadendo.
Non ha mai nascosto un entusiasmo "non retorico" come ha sottolineato oggi, nel giorno della sua presentazione a stampa e tifosi. E a testimoniare la genuinità delle sue intenzioni c'è quel "parleremo insieme degli obiettivi stagionali" che lascia intendere che ha sposato la causa a prescindere. Per il fascino della maglia. Lo ha fatto, Tesser, perché ritiene davvero, come ci disse in quel martedì sera, che "allenare l'Avellino è un onore". Una di quelle proposte a cui non si può rinunciare. Ha parlato e rilasciato interviste, pazientemente, a tutti i cronisti che lo hanno contattato. Non si è negato a nessuno. Mai visto, piccolo ed esaustivo retroscena, un tecnico richiamare al centralino della redazione scusandosi di non aver avuto modo di rispondere. Per Tesser l'Avellino è realmente un treno importante che andava preso al volo senza il minimo indugio.
Ha ritenuto ugualmente irrinunciabile l'offerta del Cagliari l'ormai ex tecnico dei lupi, che ha tenuto la sua prima conferenza stampa da allenatore dei rossoblù proprio mentre Tesser veniva travolto, letteralmente, dalla passione dei circa 500 tifosi irpini giunti a gremire la zona antistante l'ingresso della sala stampa del "Partenio-Lombardi". Ha fatto una sensazione strana, diciamocelo francamente, non vedere, dopo tre anni intensi e ricchi di soddisfazioni, risultati, e partite da memorabili, Rastelli, ma un altro tecnico seduto dietro il tavolo delle conferenze. Ma è la vita. È il calcio. A chiudere il capitolo, almeno fino alla partita di campionato contro i sardi, che il presidente Walter Taccone, come un leone ferito nell'orgoglio, ha dichiarato di voler vincere ad ogni costo, ci ha pensato un Massimiliano Taccone sempre più maturo. Il direttore generale si è dimostrato sapiente nella gestione di quelle che era una fase delicatissima: ovvero, le prime parole dopo la tempesta. Ha fatto sentire, senza accendere i toni, la campana della società.
Non ha rinnegato i grandi successi raggiunti insieme al tecnico, rivendicando, con motivata fierezza, di essere stati importanti per Rastelli così come Rastelli lo è stato per l'Avellino. Ha evitato di fare la cosa più facile, ovvero sparare a zero, voltando pagina nel miglior modo possibile: manifestando, con toni pacati, il suo disappunto per le fasi della vicenda che ha ritenuto corrispondessero a mancanze di rispetto. Si va avanti con modi condivisibili, così come è stata condivisibile la scelta di ritardare l'ingresso di Attilio Tesser per evitare che le polemiche gli rubassero la scena o di confondere il passato con il presente. Il futuro è tutto da scrivere, ma, mentre le acque dopo la burrasca si calmano, si respira un'aria frizzante. Che fa pensare che forse, alla fine, tutto va come deve andare ed i tempi erano maturi perché si cambiasse. Sia per Rastelli, sia per l'Avellino.
"Freddo e caldo insieme funzionano", è un commento ascoltato in redazione, che mi ha fatto riflettere. Che sintetizza, alla perfezione, la positività che il mix tra Tesser e l'Avellino sembrano generare: un distinto signore trevigiano, in giacca, ad applaudire in mezzo ai cori come se fosse una partita di campionato, visibilmente emozionato, fa uno strano effetto. La calma e il sangue freddo di Tesser e il sangue bollente di passione biancoverde della Curva Sud sono un mix particolare. Ma che può, assolutamente, funzionare. Ci sono cose, che si capiscono guardando semplicemente i volti di chi ne è protagonista.
Marco Festa
