La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali di Gianandrea De Cesare avverso il verdetto del tribunale del Riesame, che aveva ritenuto inammissibile l’appello dell'ingegnere napoletano contro il sequestro di beni per un importo di circa 97 milioni di euro. L'eventuale dissequestro degli stessi, del patrimonio della Sidigas e personale, di De Cesare, sarà, dunque, oggetto di un nuovo dibattimento al Tribunale di Avellino. De Cesare avrebbe, inoltre, deciso di chiedere formalmente chiarezza sull'operato del custode giudiziario Francesco Baldassarre e dell’amministratore delegato, da lui nominato, Dario Scalella, poiché si sarebbero mossi in direzione della dismissione dei rami d’azienda anziché porre in essere strategie più incisive per sanarla. Tra questi rami d'azienda c'è, ovviamente, l'U.S. Avellino, ceduta per un milione e 300mila euro alla IDC e, successivamente, ad Angelo D'Agostino. Da una parte, la scelta di cedere di Scalella e Baldassare per ottenere la liquidità necessaria per saldare parte dei debiti con i fornitori e nei confronti dell’erario, dall'altra, De Cesare e i suoi avvocati, che ritengono la scelta di vendere l'Avellino non necessaria e perfino illegittima poiché contraria alle norme del diritto societario. Da qui, il ricorso finalizzato a rientrare in possesso della Società Irpina Distribuzione Gas; avverso la dismissione degli asset, tra cui quello rappresentato dall'Unione Sportiva (articolato in un altro procedimento; il diritto di recompra scade nel marzo 2021, ndr), ma anche una contestazione inerente la parcella di Scalella, con annessa richiesta della revoca da amministratore delegato della Sidigas, e le consulenze pagate ai propri collaboratori, ritenute onerose e in presunta contraddiazione con le difficoltà economiche della Sidigas.
De Cesare contesta la cessione dell'Avellino
La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ingegnere avverso l'appello per il maxi sequestro
Avellino.
