Dopo aver smesso di maledirlo, sportivamente parlando, per i suoi gol oltre il novantesimo con la maglia del Lanusei, i tifosi dell'Avellino stanno iniziando ad amarlo. Da spauracchio, nella rincorsa al ritorno al professionismo dei biancoverdi, nella stagione 2018/2019, a esempio per la sua generosità e la feroce determinazione nell'approccio alle partite. Sempre, soprattutto mentre più di un compagno di squadra era impegnato a combattere contro i mulini a vento o ad aggiornare i propri profili social; a recriminare per le pressioni (addirittura, sai che scoperta) della piazza irpina, Gabriele Bernardotto faceva a sportellate in allenamento e in partita. Un modo pratico per dimostrare due concetti: cosa vuol dire quando un calciatore, venuto dal basso, ha voglia di emergere, non a chiacchiere; cosa significa aver davvero capito il peso della maglia che si indossa. Quella, per intenderci, che va sporcata di sudore e fango e non semplicemente riempita o utilizzata per le foto da postare sulle vetrine delle proprie bacheche. Lo apprezzano, i supporter dei lupi, Bernardotto, perché rivedono in lui tanti ragazzi lanciati nel grande calcio dall'Avellino. Quelli che sanno approfittare della grande vetrina che gli viene concessa bruciando l'erba. Un atteggiamento che innesca, da sempre all'ombra del Partenio, quel circolo virtuoso che fa mobilitare la gente; la spinge a sostenerti e a farti sentire quel calore così genuino e sincero da diventare un moltiplicatore delle tue energie. Ecco, c'è chi i pungoli di un popolo, che nulla vuole più che vedere concentrazione assoluta e dedizione assoluta alla causa senza distrazioni, sa non renderla un alibi, ma uno stimolo. E chi regge Avellino, in genere è destinato a una carriera in grandi palcoscenici. Vale anche al contrario. Bernardotto, diciassette presenze e due gol in campionato. Tre rigori conquistati, tanto lavoro sporco per la squadra, anche in fase di non possesso. Partendo dalla panchina o titolare, non fa differenza. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. “Se inizia a fare gol è da Serie A” si è sbilanciato Braglia dopo il pari a Pagani. E il tecnico grossetano, che pure lo sta aiutando a continuare a volare basso, non è uno che regala complimenti o parla per dar fiato alla bocca. A Teramo un'altra prova convincente, contro un certo Diakite, destinato al Sassuolo e che in termini di forza fisica è un colosso. Ma i margini di crescita ci sono e sono, in effetti, palesemente ampi. Alle volte, Bernardotto, sfiancato dalle sue corse da quattrocentista, trascinandosi dietro avversari, a testa bassa, perde lucidità sottoporta; non trova quel pizzico di cinismo che lo renderebbe devastante, ma è un'argilla preziosa, tutta da plasmare. Ventitré anni, la carriera inizia adesso, soprattutto nel calcio contemporaneo. Il carro armato biancoverde, intanto, va avanti spedito, per la sua strada. Se imparerà a fermarsi, a prendere la mira e far fuoco saranno tante le difese avversarie a crollare. La “bestia nera” ora è un manifesto di approccio alla realtà avellinese. Quando si dice, il miglior augurio è quello di non cambiare. Questione di mentalità. Bernardotto ha quella giusta.
Bernardotto, quella voglia esemplare di farsi largo a spallate
Da "bestia nera" a beniamino, così l'attaccante sta conquistando i tifosi dell'Avellino
Avellino.
