De Francesco: "Avvio flop? Inconsciamente abbiamo pensato di essere i più forti"

Il centrocampista: "I rinnovi? Non influiscono sulle prestazioni, forse sulla serenità di qualcuno"

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Avellino.  

Da esubero a titolare. Da calciatore in lista di sbarco, in maniera conclamata, a capitano. Il tutto senza fare una piega quando si è dovuto accomodare in panchina o è stato gettato nella mischia per provare a colmare l'avvio di stagione sottotono del compagno di reparto Aloi con cui condivide, al pari di un folto nugolo di compagni di squadra, il contratto in scadenza oltre che il ruolo in campo.

Alberto De Francesco è l'emblema di un vero professionista, con pregi e difetti tecnici, ma con una serietà esemplare rispetto all'atteggiamento. E a proposito di atteggiamento, si riparte dalla voglia di non perdere dimostrata a Catania in attesa di vedere quella di vincere, oltre ogni oggettiva defezione e pericolosa assuefazione alla cultura del recriminare per le assenze: “Il pareggio contro il Catania va preso in maniera positiva. Non è mai facile portare via un punto da un campo molto difficile, qual è il “Massimino”, al di là delle vicissitudini societarie che stanno vivendo. Abbiamo portato a casa un punto che muove la classifica, al quale dobbiamo, però, dare, ovviamente, continuità. Vogliamo fare di più, dobbiamo dare il massimo come stiamo facendo e i risultati arriveranno”.

Mezzala e non play, un aspetto tecnico-tattico non marginale che De Francesco ribadisce con onestà intellettuale: “Dall'anno scorso ho avuto modo di precisare più volte il ruolo che prediligo, ma ripeto che prima del singolo e delle sue preferenze o attitudini viene la squadra. Sono a disposizione dell'allenatore, poi lui fa le sue scelte”.

Sull'impatto dei mancati prolungamenti sulla serenità dei singoli: “Mi fa piacere che venga apprezzato il mio modo di vivere questa situazione, ma scendere sempre in campo e dare il massimo è un dovere per qualsiasi professionista, oltre ogni tipo di situazione contingente, come quella di essere a scadenza. Un calciatore professionista deve comportarsi così e il mio comportamento, come di tanti altri compagni di squadra, è consequenziale a prescindere dai contratti in scadenza, che, comunque, non credo influiscano sulla qualità della prestazioni. Magari può influire sulla serenità di qualcuno, non posso di certo essere nella testa di tutti, ma credo che se i risultati non stanno arrivando e quell'approccio determinato avuto nella scorsa stagione non lo abbiamo immediatamente riproposto è perché, inconsciamente, dopo la stagione scorsa, avevamo pensato di essere più forti di quello che evidentemente abbiamo dimostrando di essere. Ci siamo illusi di iniziare col botto, inconsciamente, che avremmo vinto partita dopo partita. Questo ha portato all'avvio di stagione sottotono, in cui non siamo riusciti a esprimerci secondo le aspettative, oltre a qualche gara sfortunata ed episodi vari, e ci siamo rimessi immediatamente sotto. Per come è finita la scorsa stagione abbiamo pensato di essere un passo avanti rispetto alle altre squadre, ma non è così. La pressione? Personalmente non la sento. Vorremmo dare di più, come giustamente chiedono i tifosi. E stiamo cercando di farlo”.

La Paganese: “Possono contare su tanti calciatori esperti. Vanno affrontati, innanzitutto, con un'intensità agonistica di livello, che ci permetta di far venire fuori le nostre qualità”.