Avellino, goodbye Arini. E il web si divide

Tifosi scatenati sui social network dopo la cessione alla Spal di uno dei "senatori" dei lupi

Avellino.  

Quando nel gennaio 2013 l'Avellino lo acquistò dall'Andria, che a sua volta lo aveva preso dall'Aversa Normanna, in pochi si sarebbero immaginati che tre estati più tardi avrebbe salutato così. Ovvero, con 132 presenze e 12 gol in biancoverde; collezionando una promozione in Serie B e una Supercoppa di Lega Pro. Soprattutto, sfiorando la Serie A. Ma il calcio è fatto anche di favole. Di storie di calciatori operai, in grado di issarsi dal basso per guadagnarsi, con sudore e sacrificio, partita dopo partita, le luci della ribalta. Da oggi Mariano Arini è ufficialmente un calciatore della Spal. Dopo tre anni e mezzo da assoluto protagonista all'ombra del Partenio scanditi principalmente da gioie.

Già la scorsa estate è stato ad un passo dai saluti: lo voleva fortemente il Cagliari di Rastelli, ma non se ne fece più nulla e arrivò il rinnovo del contratto sino al 2018. Ma non c'è vincolo che tenga di fronte ad offerte vantaggiose sia per le società, sia per i giocatori. E da oggi Arini è un avversario. Ma solo sportivamente parlando. Perché la gente irpina sa riconoscere i veri lottatori. Li apprezza. Ci si lega. Quando in tarda mattinata abbiamo anticipato, su Ottopagine.it, che Arini era ormai destinato a vestire la maglia dei neo-promossi estensi, è stata allora naturale una serie di reazioni sui social network: stavolta non si parlava di un calciatore qualsiasi, ma di uno dei più amati dalla piazza irpina. Che in ogni caso privilegia la maglia ai singoli. Qualche punzecchiatura incredula, gratuita, e ampiamente stagionata alla nostra testata (fa parte del gioco e ormai ci ridiamo su, lasciando parlare i fatti ndr) pur di non prendere atto della realtà in divenire. Addirittura l'auspicio che dietro alla notizia ci fosse un colpo di sole da parte di chi l'ha redatta: me medesimo. Ma niente “sole fatale”: vi assicuro che le vacanze, con buona pace di chi voleva spiegare l'anticipazione con un'insolazione, sono finite da qualche giorno. Non c'è nulla di più vero della verità. E il fulmine a ciel sereno si è abbattuto puntuale, ingenerando una serie di commenti di ogni genere.

Una delle pagine facebook più importanti del tifo irpino, ovvero BUA BAND Ultras Avellino ha postato una foto di Arini a braccia larghe, dopo il gol al Brescia, sintetizzando l'umore di tanti supporters con un: “Grazie per il tuo attaccamento alla maglia, l'hai sempre sudata. Grazie di tutto. Ciao Mariano in bocca al lupo”. E in effetti non sono poche le riflessioni, diffuse sul web, su questa falsariga: palpabile il senso di gratitudine nei confronti di un atleta che non ha mai tirato la gamba indietro. Che ha continuato a lottare anche quando dei problemi familiari gli sono piombati addosso all'apice della sua ascesa calcistica. Zero alibi. Non una parola fuori posto. Non un comportamento sopra le righe. Silenzio e sudore. E si arriva alla cessione di lusso alla vigilia dell'inizio del ritiro dell'Avellino, che sancirà l'avvio della stagione 2016/2017. Una bomba mediatica che ha ingenerato principalmente due tipi di sentimenti nei confronti della società presieduta da Walter Taccone: da una parte c'è chi sostiene la scelta del club a spada tratta, inneggiando al rinnovamento e alla rifondazione dopo un'annata agonistica deludente; dall'altra chi non le manda a dire alla dirigenza, rea di essersi privata di uno degli elementi di maggior carisma e personalità, cogliendo l'occasione per evidenziare pure l'impazienza per il paio di colpi in attacco sfumati. Chi ha regione? Al campo l'ardua sentenza. Quella di dire se la scelta è stata giusta o sbagliata.

Foto: usavellino.club

Marco Festa