VIDEO | Avellino, D'Angelo: «Qui non si gioca, si lotta»

Avellino - Spezia: il capitano non usa mezzi termini per spronare il gruppo biancoverde

Avellino.  

Il momento è delicato. La classifica preoccupante. C'è una sola strada per mettersi alle spalle sfiducia e malumori; per salvare la panchina del tecnico Domenico Toscano: vincere, ma soprattutto non perdere. Lo sa bene l'Avellino. Lo sa bene Angelo D'Angelo, a cui, da capitano, spetta l'onere di tracciare il punto sul momento in casa biancoverde: «È uno dei periodi più brutti da quando sono qui. Le parole sono inutili, in questi momenti c’è soltanto da abbassare la testa e lavorare. Soltanto così si può uscire da queste situazioni. Qui non si gioca, ma si lotta» – ha esordito il capitano nella conferenza stampa successiva all'allenamento pomeridiano – «È capitato anche altre volte e ci siamo puntualmente rialzati. Spero che da questo momento in poi non ci saranno altre partite come quelle di Perugia. Si può perdere, ma non in questo modo ed è per questo che ho accompagnato la squadra sotto il settore ospiti, sottolineando che non è da tutti portare mille persone in trasferta: dovevamo ricevere i giusti fischi. L’irpino è abituato a lottare dalla mattina alla sera e anche l’Avellino deve farlo. Essere belli non conta adesso: dobbiamo essere concreti a partire dalla gara con lo Spezia, avversario forte e quadrato».

Cambiare registro, voltare pagina. D'Angelo fa scudo al suo allenatore, seduto su una panchina sempre meno salda: «Quando in Italia i risultati non arrivano si punta il dito contro l’allenatore. Il mister però ha un carattere duro, la stessa tempra dell’Avellino. Le responsabilità sono di tutti. C’è il momento degli applausi e quello dei fischi».

Sabato arriva lo Spezia ed è emergenza in attacco. Mancheranno Castaldo, Mokulu e Ardemagni, che ha riportato uno stiramento di primo grado al flessore della coscia sinistra. Un altro ostacolo sulla strada di un lupo falcidiato dalle assenze degli uomini di esperienze: «Piove sul bagnato. Fare a meno di tanti giocatori così importanti comporta inevitabilmente perdere qualcosa, ma non cerchiamo alibi come quello dei giovani. Da qui tanti sono partiti per arrivare in Serie A. Bisogna fare punti, anche con un tiro in porta e nonostante tutto. Ora conta il risultato».

Marco Festa