Forse nasce tutto in estate quando saltò l'accordo con un tecnico navigato di massima serie, avversario dei lupi nel recente passato, capace di spingersi con una realtà di provincia fino alla finale Scudetto per due volte, vincendo anche una Supercoppa Italiana e un titolo continentale, l'EuroChallenge. Salutata la Reggiana, Max Menetti, prima scelta del direttore sportivo, Nicola Alberani, era pronto a guidare la Sidigas Avellino. Poi l'improvviso dietrofront della proprietà, con il nome del coach in pectore caduto nel vuoto e che, sui dubbi biancoverdi, ha deciso di non attendere più accettando l'offerta di Treviso per centrare il ritorno dalla A2 (per il tecnico di Palmanova, la Coppa Italia di categoria conquistata anche grazie all'ex Avellino, David Logan, e il tentativo della promozione che passerà per i play off).
Da qui, la ricerca del coach straniero o di un big italiano, forse troppo tardi perché i più quotati avevano già trovato collocazione tra Serie A e campionati esteri. Tanto si scrive già prima dei play off. E allora, ecco all'improvviso Nenad Vucinic. Anche in questo caso, la scelta è di Alberani che punta sul tecnico di Belgrado, avuto da allenatore già nell'esperienza del d.s. nella sua Forlì. Una decisione avallata pienamente dal patron, Gianandrea De Cesare che, a sorpresa, dopo l'aria di dimissioni per Alberani, estende il contratto al dirigente romagnolo fino al 2021 e sigla un biennale con l'allenatore serbo-neozelandese, all'esordio in A, dopo aver allenato in Italia solo in Legadue nel 2011 e nel 2012, e reduce da esperienze fuori continente (Cina e Libano). Alla presentazione del coach, lo staff tecnico e dirigenziale chiariscono le mire comuni su più fronti.
Seppur con gli ormai classici rallenty estivi, il mercato garantisce nomi dal gran talento ad Avellino: Norris Cole, Demetris Nichols e Caleb Green su tutti, per carriera e successi ottenuti, con i giovani Keifer Sykes e Matt Costello subito dietro, ma i dubbi nascono sulla consistenza del gruppo italiani. Tutto passa per il "no" di Davide Pascolo, inseguito per tanto, forse troppo tempo. In uscita da Milano, il lungo di Udine decide di tornare a Trento. La Sidigas inserisce il giovane Luca Campogrande nel reparto esterni in cui ci sono le conferme di Lorenzo D'Ercole (capitano) e Ariel Filloy (rinnovato solo con la scadenza della clausola d'uscita non esercitata). Nel reparto lunghi, la Scandone ingaggia Luca Campani (dubbi sulla condizione fisica) e Stefano Spizzichini, praticamente al debutto in A. Il roster è completato dal giovane, Antonino Sabatino.
In avvio, i dubbi sono di natura tecnica. La gestione Vucinic offre un basket da punteggio stellare. Avellino segna e subisce tanto. Arrivano anche i rebus sulla consistenza fisica e sui tentativi di recupero dagli infortuni. Campani e Campogrande saltano i primi mesi della stagione. Il primo è più da ombre che luci lungo il campionato, il secondo esplode nella seconda parte dell'annata con prestazioni convincenti che nascono dall'intensità e dalla volontà di emergere con qualità indubbie. Ad inizio novembre, la Sidigas dice addio a Costello per una distorsione alla caviglia. Mesi di perplessità sulle modalità di rientro: di fatto, il centro di Linwood saluta Avellino e non farà più rientro al PalaDelMauro. Nel mese di dicembre, si palesa la crisi economica del gruppo Sidigas che vale come granelli di sabbia negli ingranaggi di una macchina che non trova continuità nella resa sul parquet e che rischia di perdere Nichols (salta la gara con Venezia da -30, appare destinato ad uno stop di 6/8 settimane, rientra nella gara successiva).
A Trieste, la Scandone va ko nel caos totale. Il -46 dell'Allianz Dome appare come il capolinea per Vucinic. Invece, anche in virtù del mercato bloccato dai lodi con gli agenti, la Sidigas decide per la conferma del nativo di Belgrado che piazza 7 vittorie di fila tra campionato e coppa. Con la sopravvivenza del club in discussione, la squadra irpina si ricompatta e ritrova il ruolo da protagonista in Italia e sembra ad un passo dalla qualificazione agli ottavi di Champions League. La società irpina supera anche i dubbi per il tesseramento e autocertificazione allegata per l'ingaggio di Patric Young, esce indenne da un caso che fa giurisprudenza. Nel momento migliore, la Sidigas si inceppa. L'equilibratore del sistema, Nichols, si fa male: distorsione alla caviglia. Dopo un periodo di riposo, è pronto al rientro e ogni volta resta fuori dal referto. Dalla gara con Murcia del 16 gennaio, l'ala di Boston torna in campo solo il 31 marzo a Pesaro.
Verso la Coppa Italia, dopo aver detto addio alla Champions con 4 ko di fila, Vucinic perde anche Young, reduce dall'inattività di oltre un anno. Il lungo saluta la compagnia per una lesione alla fascia plantare del piede destro e ha fatto rientro in Italia solo la scorsa settimana. Di gara in gara, Avellino perde un giocatore alla volta come per D'Ercole, Filloy, Green in diverse fasi: si salva solo Sykes dalla spirale negativa degli infortuni. A Firenze, ai quarti, non bastano gli arrivi di Ojars Silins e Demonte Harper: la Sidigas parte male, recupera con un terzo periodo da favola (40 punti realizzati), perde la sfida in modo incredibile. In pratica, con Brindisi, la sintesi della stagione. Poteva essere il punto di ripartenza, invece no. Non basta l'acquisto di Ike Udanoh, il quale conferma la ripresa in termini economici del gruppo Sidigas sul fronte calcio e basket, per ridare equilibrio ad una squadra che, spesso, ha dovuto mettere in secondo piano l'aspetto tecnico e che si scontra con dilemmi da campo mai risolti.
Solo 3 vittorie nelle ultime 15 sfide: le ultime 2 chiariscono le difficoltà e la crisi indubbia del roster e della gestione dalla panchina. Avellino cade a Pesaro, contro un team da 7 stop di fila, dopo aver avuto un vantaggio di 20 punti al 10' ed esce sconfitto dal posticipo del venticinquesimo turno con Trieste: i lupi non sfruttano il +18 nella seconda frazione. Nel post-gara di ieri, Vucinic non ha nascosto la valutazione societaria sulla sua figura escludendo le dimissioni. Possibile l'esonero dopo l'ennesima debacle. Più campionati in uno, tanti volti con un finale ancora da scrivere mettendo da parte l'arroganza cestistica, evocata dallo stesso allenatore nella conferenza pre-gara di lunedì e un risvolto stagionale che, probabilmente, parte da lontano. Da Trieste a Trieste con la costante del dubbio in tanti dettagli, non solo tecnici, per la Sidigas. Risulta emblematica l'uscita di Green dal parquet nel finale di gara con l'Alma. Una sostituzione che dura il giro di pochi secondi. L'ala grande di Tulsa si accomoda in panchina, prima di tornare sul cubo dei cambi.
