Tempo di bilanci per la Sidigas Avellino e il direttore sportivo Nicola Alberani, che ha annunciato il disimpegno da mansioni di supervisore rispetto alla Calcio Avellino, dopo aver avviato il progetto sportivo della neo-nata SSD, culminata con la promozione in Serie C dello scorso 12 maggio. Queste le dichiarazioni del manager forlivese della Scandone.
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La stagione - “È stata una stagione abbastanza complicata che ci ha visto cambiare più volte faccia e pelle. Avremmo immaginato un esito diverso, ma tanti episodi che sono accaduti hanno condizionato il nostro discorso. Alla fine, però, per come si era messa la stagione, possiamo dire che non sia andata proprio male. La proprietà ha dato il massimo, il gruppo e lo staff ha buttato in campo tutto. Usciamo dai playoff con un sapore diverso rispetto allo scorso anno e il saluto della città alla squadra lo dimostra.”
Gli infortuni - “Non sono una scusante, ma un dato oggettivo. La proprietà ha dimostrato di non mollare mai, facendosi trovare sempre pronta. Abbiamo inserito 4 giocatori e, ci tengo ad evidenziare, nessuno di questi per scelta tecnica. Tra i tanti infortuni, quello di Nichol, sportivamente parlando, ci ha ucciso. Quando è rientrato non era più lui, ma non gli si può imputare proprio nulla.. Costello si è fatto male alla quinta giornata. È un ragazzo d’oro e lo ha dimostrato tornando ad Avellino durante i playoff. Non era tenuto a tornare indietro, ma aveva piacere a stare con il gruppo e non avremo mai abbastanza parole per ringraziarlo. Young? Rappresenta l’immagine di questa squadra. Ha fatto il possibile per stare in campo nei playoff. Di giorno indossava il tutore, poi lo levava e scendeva in campo per per giocare. Ha fatto sempre il possibile per stare in campo. E da persone come lui, la Sidigas deve ripartire.”
Staff medico nell'occhio del ciclone - “Probabilmente alcuni giocatori erano più portati rispetto agli altri ad avere infortuni. Alcuni sono stati spremuti e ne hanno pagato le conseguenze. C’è, di sicuro, una componente di poca fortuna, ma mi sento di sollevare completamente lo staff medico da ogni tipo di responsabilità. In futuro saremo sicuramente più attenti a prendere giocatori che sono in salute.”
I giudizi sulla squadra - “Dispisce che la squadra sia stato spesso etichettata come una squadra che non ci teneva. Ci teneva eccome altrimenti non avrebbe chiuso il girone d’andata al secondo posto e non sarebbero andata a giocarsela su tutti i campi sia in campionato che in Champions. bastava un po’ di stabilità in più per ottenere di più. Infortuni, qualche arbitraggio e canestri hanno fatto il resto.”
De Cesare insoddisfatto - “Credo che non sarei ancora qui se lo fosse completamente. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda riguardo al fatto che, per come si era messa la stagione, averla chiusa così è grasso che cola. È un’annata amara-dolce quella che mandiamo in archivio.”
Gli errori di Alberani - “È stato un errore portare qui Norris Cole. Non è una tipologia di giocatore da Avellino e, infatti, quando c’è stato un problema ha abbandonato. Voglio essere ancora più chiaro, è un grande professionista, ma non è un tipo di giocatore che può stare ad Avellino. Quello è stato un mio errore di valutazione che non si ripeterà. Andando via infatti sono fioriti altri ragazzi. Vucinic? Anche quella non è stata una scelta corretta di cui mi assumo le mie responsabilità. Per me è una persona speciale e resta tale. Probabilmente non rispondeva appieno al profilo che serviva alla Sidigas. Il non aver imparato l’italiano, ad esempio, è stato uno di quegli aspetti che ha contribuito in negativo. Sul lungo periodo, il suo modo di essere, troppo inglese, ha creato una serie di misunderstanding. La nostra stagione è stata come un viaggio in aereo pieno di turbolenze. Nel viaggio di Vucinic, oltre alle turbolenze è entrato anche qualche fagiano nel motore e non ha saputo più mantenere la rotta.”
Gli italiani - “Voglio esprimere un concetto e spero di non essere frainteso. I cestisti italiani non vogliono venire a giocare al Sud. La maggior parte di loro sono del centro nord e preferiscono, per una serie di ragioni, restare lì. La pallacanestro da Pesaro in su ha un appeal tutto diverso, non a caso, avevo difficoltà nella scelta degli italiani anche quando lavoravo alla Virtus Roma. Non mi sento di demolire quei cestisti che operano questa scelta, è chiaro che per noi è risulta difficile attrarre atleti italiani. D'Ercole? Per noi è sempre stato un giocatore centrale. C’è un confronto diretto con lui e parleremo chiaro. Riugardo ai nuovi italiani non pregheremo nessuno, non correremo dietro a nessuno. Deve indossare la canotta biancoverde solo chi ci tiene davvero, solo chi accetta con il sorriso. Chi deve essere tirato per la giacca, già non va bene. Verrà solo chi lo vuole davvero, altrimenti non sarà un problema. In questo momento si fanno tanti nomi (Poeta, Iannuzzi, Ricci, ndr). Cerchiamo di capire ambizioni e aspirazioni e i sogni di ognuno e vediamo se collimano con i nostri. Vediamo di non sbagliare i building blocks e poi vedremo. Costruiremo una squadra per dare continuità al lavoro.”
Si riparte da coach Maffezzoli - “Maffezzoli incarna, nel ruolo dell’allenatore, quanto detto prima riguardo ai cestisti italiani. Ha voglia di stare qui e lo ha dimostrato. Non a caso, quando si è insediato come capo allenatore ha detto alla squadra: «Questa è l’occasione della mia vita, non permetterò a nessuno di rovinarmela.»”
L'Europa - “Sosterremo la doppia competizione. Al momento siamo qualificati per la “Fiba Europe Cup”, vedremo se ci saranno le condizioni per entrare in Champions League. Scioglieremo la riserva alla metà di giugno."
