Le difficoltà - ormai palesi - dell'azienda madre Sidigas, con l'istanza di fallimento da fronteggiare da parte della proprietà, offrono il rischio del baratro per la Scandone. Gianandrea De Cesare ha deciso per il passo indietro, ma la speranza dell'ambiente cestistico irpino è che la scelta dirigenziale, anche nel comunicare le problematiche, non sia arrivata troppo tardi per creare le condizioni di salvare la società. Il 2 luglio, con il primo parere della Comtec sui club di Serie A, è ormai prossimo. Resterebbero altri 10 giorni (la mezzanotte dell'11) per regolarizzare davvero la posizione della società e farla rientrare nei parametri di sostenibilità per la massima serie, un patrimonio che Avellino rischia seriamente di perdere.
Dal 1997 nell'orbita A (A1/A2), dal 2000 nell'elite del basket nazionale: numeri clamorosi che il capoluogo irpino può vedersi cancellare in un istante. Occorre la svolta immediata, una risposta secca, in brevissimo tempo, per centrare un nuovo miracolo. Non è la prima volta per la Scandone che, proprio nel 2012 con De Cesare e la Sidigas, riuscì a superare una fase oltremodo delicata. Come accade sette anni fa, ora, nel 2019, deve riproporsi un cambio repentino per confermare la A in Irpinia. Al momento, anche le piste che portano all'autoretrocessione sembrano complicate per i tempi e le modalità d'accesso. Intanto, prosegue il silenzio assordante della proprietà: di comunicati ufficiali nemmeno l'ombra a rendere tutto ancora più caotico.
