Ramondino: "In Serie A con il sacrificio di tutti"

Sulla Scandone: "Peccato perché si doveva fare di meno per fare di più"

ramondino in serie a con il sacrificio di tutti
Avellino.  

"Le emozioni sono bellissime, anche difficilmente descrivibili. C'è un grande senso di vuoto a livello di energie. Abbiamo dato tutto. C'è anche la serenità e la gioia: è una commistione di queste due sensazioni, dell'aver dato e, per fortuna, di aver ottenuto un risultato così grande". Così Marco Ramondino ha raccontato la festa di Tortona, per la prima volta in Serie A. Il coach avellinese è reduce dal successo in Gara 5 con il suo Derthona Basket contro Torino: "Una commistione di tanti momenti, tante immagini, tante sensazioni. - ha spiegato Ramondino a "SottoCanestro", appuntamento del giovedì sera sul canale 696 TV OttoChannel - La capacità che hanno avuto i giocatori di alzare il loro livello di gioco, di compattarsi ancora di più nei momenti di maggiore stress, di maggiore importanza delle gare, è dal punto di vista professionale la cosa più bella".

I sacrifici: "È una vita dedicata alla pallacanestro. La famiglia ha fatto sempre tanti sacrifici: i genitori per consentirti di fare quello che ti piaceva e mia moglie e i miei figli per portare avanti la vita di tutti i giorni, molto spesso da soli perché questo è un mestiere totalizzante. Se noi possiamo avere delle soddisfazioni così grandi è forse perché ci sono tante persone che sacrificano molto di loro stesse per aiutarci".

Il futuro di Tortona: "Ora inizia una profonda analisi su noi stessi, che deve essere fatta scevra dal grande risultato che è stato compiuto. Quello in Serie A è un salto, nel vero senso della parola. Non è semplicemente qualcosa a cui si può essere preparati nonostante il risultato del campo. Dobbiamo fare un'analisi estremamente impietosa su noi stessi e capire che ci sono tante aree ancora su cui migliorare e credo sia un'opinione condivisa, quella che fare la squadra è l'ultimo dei problemi. Potendo inserire 5 o 6 stranieri, il mercato ha un'ampiezza tale che alla fine un roster competitivo si mette insieme, ma è tutto quello che permette alla squadra di fare il suo percorso, di lavorare. Noi faremo la prossima stagione lontano da Tortona. Che sia Casale Monferrato, Pavia, Milano: non è stato ancora definito. Servirà un adeguamento di tutta la struttura, ma anche una predisposizione mentale a un mondo completamente nuovo".

Sulla Scandone o sul basket avellinese in cui è cresciuto: "Le domande sulla Scandone sono pugnalate. Parliamo di altro che è meglio. Peccato, perché si doveva fare di meno per fare di più. Non c'era bisogno di andare e strafare senza poterselo permettere e poi ritrovarsi in queste situazioni".