“C’è stata una buona reazione, ma non è stata sufficiente. Abbiamo disputato una partita seria rispetto a quella che era stata l’ultima uscita”. Queste parole di coach Vitucci riassumono alla perfezione la prestazione della Sidigas contro Venezia, ma aprono anche il discorso su quello che è stato l’ultimo mese della Scandone. La quarta sconfitta consecutiva, arrivata in riva alla laguna, poteva essere messa in conto. La Reyer è una squadra di alta fascia, esperta e, in fin dei conti, terza in classifica. Certo è che in una serata non eccezionale della squadra di Recalcati, Avellino ha fatto poco, troppo poco per cercare il colpaccio. I due buchi neri nei quali è caduta la Sidigas in apertura di terzo e quarto periodo, hanno fatto passare in secondo piano il buon primo tempo dei biancoverdi, che erano riusciti a gestire tutto sommato bene il match, limitando al minimo le palle perse. Poi vuoi qualche vuoto di concentrazione, vuoi il calo d’intensità e la voglia non sempre alta di sbucciarsi le ginocchia da parte dei biancoverdi, è arrivato il quarto ko di fila. Capire cosa sia accaduto ad una squadra che aveva mostrato, fino al trentottesimo del match contro Brindisi, un atteggiamento e una voglia che mai era stata in discussione, rimane un interrogativo ineluso. Quell’aggettivo usato da Vitucci, quel “seria” lascia il campo ad ipotesi e soprattutto a ogni tipo dubbio. Cosa ha portato i biancoverdi a mettere sul parquet del Del Mauro, contro Varese, una partita non seria? È solo una delle domande nate dalle ultime prestazioni. La Sidigas non si sta evolvendo, come auspicabile e come ad un certo punto, dopo il tris di successi a cavallo del Natale, pareva essere. I biancoverdi hanno compiuto diversi, inaspettati, passi indietro sotto l’aspetto tecnico e sotto quello caratteriale.
Sidigas, i perché dell'involuzione
La Scandone fa i conti con i diversi passi indietro compiuti nell'ultimo mese
Avellino.
