Hanga, storia di un lupo solitario

L'ungherese, nonostante la crisi della Sidigas. ha deluso poche volte

Avellino.  
Non deve essere facile essere nei panni degli atleti della Sidigas in questo momento. I risultati che non arrivano, una fiducia ai minimi storici, una frustazione che, almeno per qualcuno, non deve essere facile da governare e mandare giù. Figurarsi cosa può provare Adam Hanga, spesso predicatore nel deserto, almeno dal punto di vista dell’atteggiamento. Quando domenica ha stoppato per due volte Sek Henry in contropiede, mentre la Scandone era in evidente difficoltà, l’ex Manresa ha lanciato un messaggio ai suoi compagni. Un messaggio caduto ovviamente nel vuoto. In poche occasioni l’ungherese ha steccato. Sassari, dove non era in buone condizioni fisiche, a Cremona e nella debacle con Varese. Poi, per il resto, coach Vitucci e i tifosi hanno ben poco da imputare all’ungherese. “E quel venticinque per cento da oltre l’arco?”, potrebbe chiedere qualcuno. Che non fosse un tiratore era noto. L’ala di proprietà del Laboral non è nato per farne venti a sera. Hanga ha dimostrato di poter essere determinante per le sorti biancoverdi sotto altri aspetti, alcuni dei quali non vanno a finire su un referto. Però, anche i numeri restituiscono una dimensione di quello che sia il potenziale del numero otto, sfruttato però soltanto in parte dai compagni. È il primo in casa Sidigas per assist (2,7), stoppate (0,9) e recuperi (2,1), dove è il leader dell’intera Serie A. È anche il terzo rimbalzista di squadra con 4,7 carambole a partita ed è, a volte seguito dai compagni a volte da solo, un difensore con i controfiocchi sia sulla palla che nelle altre situazioni di gioco. Non è un caso che nei quarti delle Final Eight contro Milano, dove si è vista sul parquet la migliore prestazione stagionale dei biancoverdi, sia stato lui non solo il migliore in campo ma il vero leader, insieme a Lechthaler, della squadra. A questo punto della stagione, il lupo solitario Hanga, così come tutto l’ambiente, non può che augurarsi che ritorni a farsi vedere quel branco che nella prima parte di campionato non era affatto dispiaciuto. L’ungherese può consolarsi, fino ad ora, con le conferme ricevute sopratutto dal suo fisico dopo l’infortunio patito al ginocchio lo scorso anno. Sognando magari di raggiungere qualche importante traguardo, al momento però quantomeno irrealistico.