Sidigas, che fine ha fatto la difesa?

Dal match con Brindisi in poi, la Scandone ha subito 83,6 punti di media

Avellino.  

Era impensabile credere di poter vincere a Trento, così come su qualsiasi altro parquet, subendo novantadue punti. La Sidigas con Green a dirigere le operazioni ha mostrato contro la Dolomiti Energia qualcosa di meglio in attacco, ma i problemi difensivi sono rimasti intatti. Problemi tecnici e di motivazioni. Ormai, in quest’annata che, domenica dopo domenica, si avvicina alle sue fasi finali, la poca attitudine difensiva della Scandone non sorprende più. Se individualmente ci sono delle lacune evidenti con, per esempio, Harper e Anosike che non possono essere definiti dei mastini, è nell’insieme che i biancoverdi sono peggiorati in maniera eclatante dall’inizio della crisi, che porta una data precisa: 29 dicembre 2014. Il giorno del match con Brindisi, di quei due minuti finali che hanno separato la Sidigas dalla sua quarta vittoria di fila e dal quarto posto in classifica, facendola sprofondare in un periodo buio che si attesta come uno dei peggiori della storia in massima serie della Scandone. I numeri parlano chiaro: da quel match in poi, Cavaliero e compagni hanno subito 83,6 punti di media, 9,3 in più rispetto alle prime dodici giornate di campionato (74,3).

E le percentuali non possono far altro che rispettare questo gap. Gli avversari della Sidigas hanno troppo spesso vita facile e realizzano il 54,6 per cento dei propri tiri da due (49,9 nelle prime undici) e il 40,7 di quelli da oltre l’arco (32 fino al match con Brindisi). Un’involuzione netta quella dei lupi che si è rivelata nelle dieci sconfitte arrivate nelle ultime undici giornate di campionato. Il problema, o meglio la curiosità maggiore riguarda cosa sia potuto accadere da quel 29 dicembre in poi. Perché la Sidigas ha dimostrato in più di un’occasione di poter difendere duro e con grande intensità, sopporendo anche alle difficoltà individuali. Il quarto di finale di Coppa Italia perso sulla sirena contro Milano è significativo di come, nel pieno della crisi irpina, i biancoverdi abbiano comunque messo sul parquet un’attenzione difensiva diversa. Subito dopo quel match, invece, l’impegno nella propria metà campo di Cavaliero e compagni è ritornato ad essere scarso ed insufficiente. Mancanza di motivazioni? Poca professionalità? Ogni risposta potrebbe essere buona, perché la poca voglia di piegarsi sulle gambe da parte dei biancoverdi è stata in molte occasioni lampante. L’arrivo di Green potrà incidere sulla mentalità degli altri protagonisti biancoverdi, ma capire cosa sia accaduto dal match con Brindisi in poi potrebbe essere quantomeno interessante. Domenica al Del Mauro arriverà la Granarolo Bologna dell’ex Valli, in una sorta di ultimo appello per Cavaliero e compagni.

A quota sedici punti, con il fanalino di coda Caserta che con il successo su Venezia si è portato a nove, la Scandone in questo momento non può permettersi il lusso di guardare avanti ma piuttosto deve scongiurare l’ipotesi lotta per la salvezza, a dire il vero molto remota. E se i playoff sono lontani, allora i biancoverdi devono almeno salvare la faccia e provare a frenare una deriva che appare netta. Fino ad ora i biancoverdi hanno fallito ogni occasione per fare un passo in avanti importante (Cremona e Varese per esempio) o almeno uscire dalla crisi (Cantù e Capo d’Orlando). Ed allora coach Vitucci dovrà provare, dal ritorno in palestra degli irpini previsto per questa mattina, a raggiungere quell’obiettivo fino ad ora mancato, non solo per colpe sue: dare vita a questa Sidigas. Una Sidigas in netta difficoltà e dall’encefalogramma piatto nella propria metà campo. Una Sidigas irriconoscibile e spenta, quasi rassegnata ad un destino che la vede, per il secondo anno consecutivo, come la delusione maggiore del campionato di Serie A.