“Città Europea del Vino? Mah...” Commentavano così diversi addetti ai lavori quando con Ottopagine ci siamo occupati di vino con due speciali tematici (si ricorderà “Vino: il Sannio sfida l'Irpinia” e “Vino: tutte le strade portano a giovani”) e naturalmente l'argomento, anche en passant veniva affrontato. Forte era la perplessità sull'argomento, non tanto sul riconoscimento, ad avercene di riconoscimenti così, quanto sulla capacità di gestione di un evento del genere. E a ben vedere ad oggi quelle perplessità sono quantomai reali: a parte i battibecchi tra Comuni, Camera di Commercio e associazioni che pure stonano in un contesto in cui il Sannio è sotto i riflettori dell'Europa del vino, che è tanta roba, saltano agli occhi dati macroscopici.
Se cerchi “Sannio Città Europea del Vino 2019” su internet ci trovi qualche articolo, qualche video a corredo e basta. Non c'è un sito internet dedicato, non c'è una pagina social che informi su ciò che sarà messo in campo e se al momento in campo non c'è nulla che racconti il Sannio del vino magari. C'è un logo, e pure prestigioso, che non è ancora stato tirato fuori (splendido in tal senso il commento di Antonio Medici sul nuovo blog online di Giancristiano Desiderio ) e poco altro al momento.
Eppure siamo a marzo. Certo, il clou della manifestazione comprensibilmente si terrà nei mesi estivi, ma un evento di tale importanza dovrebbe essere già ampiamente programmato.
Una presa di coscienza sembra tuttavia esserci stata: il coinvolgimento di Felicori, ex direttore della Reggia di Caserta, è un'ottima notizia, visto il personaggio e vista la sua competenza; la ricerca di una sintesi tra comuni e associazioni, come emerso dall'incontro di oggi in Camera di Commercio, era assolutamente auspicabile, ma a ciò bisognerebbe unire un decisivo cambio di marcia. L'occasione per far qualcosa di buono c'è: dalla Regione potrebbe infatti arrivare qualcosa di buono e duraturo per il Sannio, per i suoi giovani. Ma c'è da sciogliere la matassa sul territorio, sfuggendo a quelle tentazioni nanistiche che troppo spesso hanno fatto male al territorio.
Se, come sembra, sono piccole questioni di bottega, atavica tentazione sannita, ad aver messo l'evento in una sorta di pantano, è ora di metterle da parte, comprendendo che la valutazione che si farà domani di questo evento non sarà basata sul metro tradizionale con cui vengono valutate feste e sagre. Si guarderà al dopo, a quei riflettori che dovranno restare accesi sul Sannio del vino e sul Sannio in generale anche dopo la manifestazione... a patto che si accendano.
