Rapina e morte anziano, Policastro: risultato in tempi rapidi

Conferenza del Procuratore dopo l'arresto di Spitaletta, ritenuto autore del colpo con un 26enne

Benevento.  

Uno – Paolo Spitaletta, 49 anni, di Tocco Caudio – è stato arrestato questa mattina (vedi altro servizio), per l'altro – Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio – non è invece stata chiesta al gip Maria Ilaria Romano alcuna misura cautelare. E' scomparso dallo scorso 2 maggio e, in attesa dell'esito dell'esame del Dna, atteso nei prossimi giorni, è “altamente probabile” che sia il suo il corpo rinvenuto carbonizzato il 4 maggio, sul monte Taburno, in una Fiat Punto, intestata alla madre del giovane, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic.

La novità è emersa nel corso della conferenza stampa convocata dal Procuratore Aldo Policastro dopo le perquisizioni e l'esecuzione dell'ordinanza di custodia in carcere a carico di Spitaletta, adottata nell'indagine del sostituto procuratore Assunta Tillo e dei carabinieri della Compagnia di Montesarchio e del Nucleo investigativo provinciale sulla rapina compiuta il 10 aprile, a Montesarchio, nell'abitazione di due fratelli: un 83enne e una 85enne.

Lui, Giovanni Parente, era morto a distanza di due settimane al Rummo, dove era stato ricoverato dopo essere stato centrato al volto da un pugno, finendo con la testa contro un muro e poi sul pavimento. Un raid del quale sono ritenuti presunti responsabili Spitaletta ed Improta, ricostruito “in tempi abbastanza rapidi grazie al lavoro dei militari e nonostante tante difficoltà". A cominciare dall' “assenza di un sistema di videosorveglianza a Montesarchio”, ha tuonato Policastro.

Al suo fianco il sostituto Tillo, il comandante provinciale dell'Arma Alessandro Puel, e quelli del Nucleo investigativo, Alfredo Zerella, e della Compagnia di Montesarchio, Leonardo Madaro. Il Procuratore ha rimarcato lo sforzo investigativo, frutto “dell'organizzazione territoriale dell'Arma e della collaborazione tra Procura e forze dell'ordine” - due aspetti sui quali si è soffermato Puel -, che ha consentito di definire i termini della vicenda. Punto di partenza, la deposizione di una persona alla quale era “stato chiesto aiuto perchè l'auto adoperata per la fuga, dopo la rapina, era rimasta impantanata”, ha spiegato Zerella.

Si tratta dell'Alfa 147 di Spitaletta, 'bloccata' nella parte alta di Campoli Monte del Taburno. In quella occasione, secondo il racconto del testimone, Improta avrebbe raccontato all'interlocutore, a lui legato da vincoli di parentela, il suo convolgimeno e quello del 49enne nell'incursione in casa dei due malcapitati.

Di qui, attraverso “l'analisi dei tabulati telefonici e del traffico veicolare”, è stato possibile risalire al 49enne ed al 26enne. Sarebbe stato quest'ultimo a colpire il pensionato, poi deceduto “per insufficienza multiorgano in soggetto con imponenti lesioni encefaliche di natura traumatica”. Un passaggio che spiega, ribadendo l'esistenza di un nesso di causalità mai interrotto tra i due momenti (pugno e caduta – morte), l'ipotesi di omicidio preterintenzionale contestata a Spitaletta.

Dall' attività investigativa sarebbe emerso un incontro nel corso del quale Improta, “preoccupato”, avrebbe informato Spitaletta di aver ricevuto un avviso di garanzia – gli era stato spedito, per consentirgli di nominare un consulente, in vista dell'autopsia dell'83enne – e di aver “bisogno di denaro per spese conseguenti al procedimento avviato”.

L'incarico per l'affidamento dell'incarico al medico legale scelto dal Pm era in programma il 4 maggio: il giorno in cui era stata ritrovata la macchina bruciata sul Taburno. Un giorno e mezzo dopo la sparizione di Improta, uscito di casa e non più rientrato.

Esp