Avrebbero minacciato e perseguitato i familiari di un teste nell'indagine sull'omicidio di Cosimo Nizza, per costringerlo a ritrattare le sue dichiarazioni. Condotte nelle quali sono state ravvisate le ipotesi di reato di intralcio alla giustizia, stalking e lesioni, costate l'arresto a Raouda Bent Bejaoui 56 anni, Giuliana De Nunzio, 61 anni, e Annarita Taddeo, 28 anni, tutte di Benevento, finite ai domiciliari- la Procura avrebbe voluto il carcere- sulla scorta di un'ordinanza di custodia cautelare adottata dal gip Gelsomina Palmieri in un'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile, diretta dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Flavia Felaco e coordinata dal procuratore Aldo Policastro.
Il punto di partenza è l'arresto, operato dalla stessa Mobile lo scorso 5 marzo, di Nicola Fallarino, 35 anni di Benevento (LEGGI ALTRO ARTICOLO), chiamato in causa per il delitto di Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, ucciso a colpi di pistola il 27 aprile del 2009 sotto la sua abitazione al rione Libertà.
A suo carico le dichiarazioni, oltre che di un collaboratore di giustizia, anche di alcune persone informate sui fatti. I familiari di una di queste ultime sarebbero entrati, secondo gli inquirenti, nel mirino delle tre donne che, a partire dal 29 marzo, avrebbero iniziato a riservare loro minacce con messaggi via whatsapp e telefonate (“Tuo figlio è un infame...”) con i quali avrebbero provato ad indurre il teste a rimangiarsi ciò che aveva affermato dinanzi agli inquirenti. E ancora: un locale sarebbe stato il teatro di un raid vandalico nel corso del quale sarebbero stati lanciati oggetti e ribaltati arredi. Infine, a completare il quadro indiziario anche alcune aggressioni.
Elementi al centro dell'attività investigativa degli uomini del vicequestore Emanuele Fattori, sfociata nella richiesta, accolta dal gip, di un provvedimento restrittivo a carico delle tre donne, difese dagli avvocati Claudio Fusco e Vincenzo Sguera.
Il gip ha invece respinto la richiesta, integrativa, della custodia cautelare in carcere per intralcio alla giustizia, "perchè non è stata raggiunta la gravità indiziaria necessaria", nei confronti di Giovanni Fallarino, 62 anni, Nazzareno Taddeo, 57 anni, e Luca Manco, 42 anni, anche loro della città.
Tutt'altro che chiuso il lavoro degli inquirenti, impegnati ora a stabilire eventuali, ulteriori coinvolgimenti, e a ricostruire i termini dell'episodio di qualche giorno fa, quando tre colpi di pistola erano stati sparati nella notte contro l'abitazione di uno dei congiunti del testimone. Un episodio “gravissimo”, scrive la dottoressa Palmieri, rispetto al quale può “fondatamente ipotizzarsi una connessione con i fatti in contestazione”.
