Blitz della Dda a Benevento, nove arresti della Squadra Mobile

Associazione camorristica e droga. Per un decimo indagato il divieto di dimora

blitz della dda a benevento nove arresti della squadra mobile
Benevento.  

Otto persone in carcere, una nona ai domiciliari e un'altra al divieto di dimora. Sono i numeri dell'operazione condotta dalla Squadra mobile e diretta dal Pm della Dda, Luigi Landolfi. La custodia cautelare in carcere, per le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti e spaccio, è stata disposta dal gip del Tribunale di Napoli Marcello De Chiara, in una indagine del sostituto procuratore Assunta Tillo, per Corrado Sparandeo, 63 anni, Carmine Morelli, 60 anni; Vincenzo Poccetti, 46 anni; Stanislao Sparandeo, 41 anni; Luigi Coviello, 46 anni; Gabriele De Luca, 31 anni; Giovanni Piscopo, 39 anni, tutti di Benevento; Carmine Longobardo, 45 anni, di Cisterna.

Ai domiciliari è finito Luigi Giannini, 47 anni, di Pomigliano d'Arco, mentre il divieto di dimora è stato adottato nei confronti di Gerardo Sparandeo, 33 anni, di Benevento.

Gli indagati - complessivamente sono 15 - sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Luca Russo, Vincenzo Sguera.

L'operazione è scattata al termine delle indagini avviate nei primi mesi del 2017 “sulla base – si legge in una nota della Questura - di importanti elementi investigativi raccolti dalla polizia giudiziaria sul controllo sulle attività economiche della zona poste in essere da numerosi affiliati all’associazione criminale facente capo alla famiglia Sparandeo; in particolare, il gruppo criminale imponeva dei pagamenti alle imprese commerciali locali ed era coinvolto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti”.

L'associazione per delinquere di stampo camorristico è scattata nei confronti di Corrado Sparandeo, Carmine Morelli e Vincenzo Poccetti “per aver preso parte all’associazione di tipo mafioso denominata clan Sparandeo che, oltre alla commissione di delitti contro il patrimonio, danneggiamenti anche mediante l’uso di esplosivi e reati in materia di stupefacenti, gestiva anche il parcheggio nei pressi dello stadio comunale di Benevento “Ciro Vigorito”, imponendo la riscossione delle somme di denaro senza alcun titolo dai parcheggiatori sia abusivi che regolari”.

Secondo l'accusa Corrado Sparandeo “curava personalmente ed esclusivamente, anche mediante reciproci accordi, i rapporti con clan napoletani e limitrofi come Montesarchio; rafforzava i legami con esponenti locali dell’imprenditoria al fine di consolidare il controllo del territorio”.

Dalle indagini effettuate dalla Squadra mobile Corrado Sparandeo, Carmine Morelli, Vincenzo Poccetti, Luigi Coviello, e Gabriele De Luca “con violenza e minacce, sia esplicite che implicite, costringevano gli imprenditori a pagare in più tranches il 'pizzo'.

Contemporaneamente alle attività estorsive, il capo clan avvalendosi di una precostituita rete di consociati, aveva costituito un’associazione finalizzata alla vendita, cessione, acquisto, trasporto, detenzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana”.