Benevento dai mille volti quello del Menti: utilitaristico a volte, padrone del campo in altre, fortunato in occasione dei due legni dei biancorossi, cinico quando ha scelto di portarsi a casa un pareggio che vale tanto. 512’ di imbattibilità della sua porta hanno un grande valore. La difesa continua ad essere la migliore d’Italia e non può essere solo casualità. Il Vicenza continua ad avere quello zero nella casella delle vittorie interne, ma si conferma squadra non da zona bassa di classifica. Il pari è dunque prezioso: vale l’aggancio al Cittadella al terzo posto, lì dove non arriva la Spal fermata in casa dal Latina. 28 punti in 16 partite, 29 sul campo se non ci fosse il -1, sono un bottino eccezionale per una matricola.
La chiave tattica – Bisoli alla fine non cambia nulla e presenta un Vicenza abbastanza spregiudicato con Bellomo a ridosso delle due punte Giacomelli e Raicevic. L’ex Foligno quando vede il giallorosso si scatena. Il primo tempo lo vede continuamente a puntare l’avversario, scegliendo una volta il fondo, l’altra la conversione al centro area. Coglie un palo, perfora in più occasioni la difesa giallorossa e Venuti non riesce a tenerlo. Il Benevento soffre proprio su quel versante e ringrazia Dio che il giocatore umbro ad un certo punto alzi bandiera bianca per sopraggiunto limite fisico. E’ indubbio che la squadra giallorossa soffra anche sull’altra fascia, perché Jakimovski non decolla e Lopez si ritrova troppo solo a percorrere quella corsia. Per altro l’uruguaiano subisce subito un giallo che lo fermerà di nuovo e lo costringerà a saltare la sfida col Cesana visto che era diffidato. Pur senza inventare gran gioco, il Vicenza si fa preferire a centrocampo dove è in superiorità numerica. Meglio nella ripresa quando le forze si riequilibrano.
La svolta – L’ingresso di De Falco al posto di Jakimovski non sembra sulle prime una mossa che possa cambiare l’inerzia della gara. Ma col passare dei minuti, invece, il Benevento ritrova i suoi equilibri tattici. Chibsah più spostato sulla destra è un ostacolo in più per Giacomelli, De Falco, dopo un avvio stentato, riesce a dare il suo apporto, dando una grossa mano a Buzzegoli e Chibsah in mezzo al campo. Baroni lo ha detto tante volte: non ha alcuna intenzione di passare ad un centrocampo a tre, anche perché ha solo quattro centrocampisti centrali. Ma quando serve non disdegna di fare la mossa che serve per riportare equilibrio in mezzo al campo.
L’errore – Più di uno in avanti, ma anche in difesa qualche disattenzione potrebbe costare cara, soprattutto in occasione dei due legni veneti. Del resto non si può sempre sperare di ottenere il massimo, anche quando la squadra non offre la sua prestazione più brillante. Volendo essere pignoli l’errore lo si può indicare nel tiro al volo di Ciciretti al 19’ del secondo tempo. Il pallone che gli serve Falco è di quelli morbidi, ha il tempo di coordinarsi e soprattutto di calciare col suo piede preferito, il sinistro. Ma la battuta da ottima posizione è da dimenticare.
La prodezza - Ciciretti toglie, Ciciretti dà. Se l’errore più grande è il suo, anche la prodezza migliore è del fantasista del Trullo. E’ il 36’ del primo tempo: Ceravolo ha appena mancato di un soffio la deviazione di testa per il vantaggio, ma la palla arriva dalle parti del Cicero che si avvita e di sinistro manda nell’angolino. Serve un miracolo di Benussi per evitare che il Vicenza capitoli. Sono proprio queste improvvise folate la forza del Benevento.
f.s.
Nella foto di Mario Taddeo, la grande parata di Benussi nel primo tempo sul tiro di Ciciretti. Qualcuno in curva giallorossa già esulta...
