Il racconto visivo della coreografia: cosa c'è dietro lo spettacolo della Sud

Una realizzazione che mette in risalto la profonda appartenenza alla città di Benevento e al Sannio

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Benevento.  

La coreografia messa in atto dalla Curva Sud in occasione del match col Cerignola ha fatto il giro d'Italia e non solo. È stato uno spettacolo unico, tra i migliori in assoluto offerti dagli ultras giallorossi che sono stati autori di un salto di qualità importante. In tanti hanno lavorato giorno e notte per realizzare una vera e propria impresa che, occorre precisarlo, si sarebbe svolta a prescindere dal risultato finale della stagione. Gli ultras della Curva Sud si sono affidati allo scenografo sannita Fabio Melillo per la progettazione. Melillo ha spiegato la genesi del progetto: "Nasce circa sei mesi prima della sua realizzazione, da una volontà chiara e condivisa dei gruppi organizzati della Curva Sud: costruire una coreografia di fine stagione che non fosse una semplice manifestazione estetica, ma un atto identitario capace di rappresentare il territorio, l’appartenenza e l’orgoglio di un popolo. Questa volontà si è manifestata in un momento in cui i risultati sportivi non erano ancora definiti, a testimonianza di un’esigenza che andava oltre il campo: raccontare una comunità prima ancora di celebrare un traguardo. In questo contesto è emersa la necessità di affidarsi a una figura professionale in grado di tradurre questa visione in un linguaggio scenografico strutturato, riconoscibile e coerente. Il lavoro si è sviluppato attraverso un percorso articolato fatto di ascolto, confronto e restituzione progettuale. Sono stati elaborati diversi bozzetti preliminari e selezionata la soluzione più rappresentativa. Da quel momento ha preso forma un iter progettuale completo: rilievi, studio tecnico, scelta materiali e sviluppo grafico". 

"La scenografia propone una figura monumentale: lo Stregone di Benevento. Non una strega storica, ma un guardiano contemporaneo, simbolo di protezione, appartenenza e identità. Lo Stregone si erge su uno skyline urbano composto dai segni materiali e immateriali della città, abbracciando storia, mito, tradizione e comunità sportiva.

La coreografia si configura come un racconto visivo stratificato:

1. Lo Stregone come custode e Ultras

Lo Stregone è una figura schierata: uno Stregone Ultras. Non pratica magia, ma veglia e protegge. Rappresenta il popolo, la curva, la città che difende il proprio stadio e i propri colori. La sua postura è solida, frontale, di difesa e fierezza: “CUSTODE DELLA NOSTRA TERRA A DIFESA DELLA NOSTRA STORIA”.

2. La Janara e le origini del mito

La Janara resta la radice del mito beneventano. Lo Stregone non la sostituisce, ma ne custodisce l’eredità. È il tramite che rende universale e contemporaneo un patrimonio originariamente femminile, legato alla terra, ai riti e alla memoria collettiva.

3. L’eredità longobarda

Benevento longobarda è uno dei pilastri del concept. Capitale, crocevia culturale, luogo di stratificazione storica. Lo Stregone nasce anche da questa eredità: una città forte, autonoma, consapevole del proprio valore.

4. Lo Skyline della città

Lo Skyline su cui si innalza lo Stregone è una costruzione simbolica: un altare civile composto da monumenti, architetture, miti e segni urbani. È la città che sale e si afferma. È da qui che nascono gli Ultras, figli di questa terra.

5. La scritta “Orgoglio Sannita”

La scritta monumentale “Orgoglio Sannita” non è un titolo, ma un sigillo. Rappresenta l’appartenenza, il giuramento visivo di una comunità. È protetta dalla figura dello Stregone ed è il cuore della scenografia.

6. Il legame con chi non c’è più

Lo Stregone porta con sé anche ciò che non è più visibile: le persone, le voci, le presenze che hanno costruito l’identità della città e dello stadio. È una protezione silenziosa, un omaggio rispettoso a chi continua a vivere nella memoria collettiva.

7. Sintesi concettuale

 La Janara è la radice. Lo Stregone è il guardiano. Benevento è ciò che viene protetto.

IL SIGNIFICATO DELL’OPERA

Questa coreografia è un dispositivo collettivo di rappresentazione. È un atto visivo che unisce passato, presente e comunità in un unico gesto. A bordo campo sono stati disposti 30 ultras storici che svelano il sigillo di orgoglio sannita e lo sostengono, mentre i giovani dalla balaustra lo innalzano, oltre alle 4 Ultras Donne con bandiera bianca (per avvio della fase 5) contrassegnate da un segno rosso sulla guancia a rappresentare il rifiuto della violenza e della discriminazione femminile e al contempo che il mondo ultras non è di un solo genere.