Campionato di grazia 75/76, sì proprio quello del secondo posto alle spalle del Lecce con tanto di promozione in B mancata d’un soffio. Al diavolo la superstizione, ben venga invece un ricorso storico che è come un racconto d’altri tempi. E’ il 9 novembre del 75, al Meomartini arriva la Reggina di Carlo Regalia. Il Benevento ha vinto la domenica precedente a Vasto, ma la giornata prima ha perso, neanche a dirlo, a Lecce per uno a zero. Serve continuità e serve una vittoria. Nella Reggina gioca un ragazzo di Nola che ha già scritto una bella pagina di calcio in maglia giallorossa e altre ne scriverà, diventando a detta di tutti, uno dei giocatori più bravi ed amati della storia del Benevento Calcio, Alfredo Zica. Il destino è spesso baro: il fantasista nolano, beneventano d’adozione, gioca da avversario proprio la più bella stagione della storia giallorossa. L’anno prima è diventato un affare economico, il Benevento lo ha ceduto alla Reggina del presidente Oreste Granillo (già, proprio quello che poi ha dato il suo nome allo stadio reggino) che ha mezzi tali da poter puntare alla B senza remore. “Andai a Reggio con molto entusiasmo - racconta l’ex giallorosso – anche se l’ambiente era ben diverso da quello sannita. La Reggina era abituata nelle serie superiori: mi accolsero bene, segnai subito un po’ di gol, legai bene con la gente. Inizialmente venivano anche quindicimila persone allo stadio. Granillo però era solo e allestì una squadra con qualche lacuna. Con un paio di giocatori in più avremmo vinto quel campionato, avevamo giocatori al top della categoria come Enzo, Pianca, D’Astoli, Materazzi”. Quel giorno al Meomartini lo ricorda come se fosse ora. Il suo ritorno a Benevento era attesissimo dai tifosi che lo temevano e meditavano di fischiarlo come si fa per ogni avversario pericoloso. In settimana poi ci pensò tal Procolo Jancarelli, un puteolano dal look eccentrico, a infiammare la contesa. Lui che era un’ala destra offensiva e che spesso andava in gol (aveva firmato la vittoria di Vasto), si offrì per marcare Alfredo Zica: “Lo conosco bene, ci penso io”. “Ci conoscevamo, eravamo amici – racconta Zica – prima della partita mi venne vicino e mi disse in dialetto ‘tu si o frat mio’ (tu sei mio fratello, ndr), per addolcire i toni del duello. Ma in campo Santin che mi conosceva bene mi mise alle costole Iannucci che praticamente avevo cresciuto nelle file giallorosse. Gianclaudio randellò per tutta la partita e io incassai senza dire nulla. Fu una sensazione strana venire a giocare con la maglia amaranto sul campo che mi aveva visto protagonista in giallorosso. La gente mi accolse benissimo”. La partita la vinse 2 a 1 il Benevento, che andò in rete prima con Cannata e poi con Nico Penzo. Il gol della Reggina lo segnò il tracagnotto Pianca. L’anno dopo Zica lasciò la Reggina: “Non ero stato male, ma mi chiamò Santin che era andato alla Nocerina. E al mister non potevo dire di no”. Poi l’atleta nolano tornò in giallorosso e scrisse altre pagine epiche nelle file del Benevento: “Con Chiricallo sfiorammo un’altra volta la promozione. Eravamo undici contati e alla fine non ce la facemmo più”. Sabato la Reggina torna nel Sannio: “L’ho vista a Salerno e mi ha fatto una grande impressione, ma so che ci sono quattro squalificati, tra cui Insigne, e questo è un piccolo vantaggio per il Benevento. Non so come andrà a finire questo campionato, la speranza è che i granata di Menichini possano scivolare da qualche parte, ma non sarà facile rimontare tanti punti a cinque giornate dalla fine. Ce lo auguriamo tutti, ovviamente. Anche perché i play off non saranno affatto facili”.
Franco Santo
