Se Brini non cambia il suo 4-4-2, Alberti questa volta vede vacillare abbastanza il suo credo tattico. Il 3-5-2 che ha accompagnato (male) la Reggina nelle ultime partite è minato dalle assenze dei tanti squalificati e infortunati nelle file amaranto. L’ex tecnico del Bari proverà a sostituire uno per volta tutti gli assenti in modo da riformare lo scacchiere da lui preferito. In difesa e in attacco non mancano le alternative, a centrocampo i problemi invece sono enormi. Nei tre di difesa dovrebbe rientrare Cirillo al posto dello squalificato Camilleri, in avanti dovrebbe essere l’inossidabile Di Michele a giocare al posto di Insigne. Il centrocampo, che deve fare a meno di Armellino e Benedetti, dovrà fare i salti mortali per ritrovare un assetto decente. Si candida lo sloveno Zibert, che non ha mai trovato grosso spazio nella formazione amaranto.
Fa bene il tecnico sannita a non fidarsi della squadra calabrese, perché chi entra al posto dei titolari è sempre capace di dare qualcosa di più. Ma, da qualunque parte la si guardi, la Reggina sembra davvero messa male. Tatticamente parlando il 4-4-2 di Brini presenterà i soliti problemi quando si ritrova a giocare contro una formazione che presenta in mezzo al campo tre centrocampisti. E’ lì che il lavoro degli esterni deve essere prezioso e colmare il vuoto che viene a formarsi quando il centrocampo avversario è in possesso di palla. La difesa a tre di Alberti appare votata al contenimento più serrato, perché anche un punto per gli amaranto sarebbe oro colato al Vigorito. Ma con l’assenza di Camilleri e quella perdurante di Aronica, la retroguardia reggina non sembra certo impenetrabile. Anche perché non lo è mai stata, visto che solo la Lupa Roma ha subito più gol finora. Il Benevento, che pure ha assenze importanti, non è chiamato ad una impresa: la Reggina ha perso sei volte nelle ultime otto giornate, assommando ben 19 sconfitte totali finora. Per continuare con i record negativi degli amaranto segnaliamo le 17 partite in cui non sono riusciti a realizzare alcun gol. Non si può dire dunque che il ruolo di fanalino di coda sia fin qui usurpato.
Franco Santo
