Tim Cup, quando il terzo turno era un regalo troppo grande

Un tempo meta ambita, oggi punto di partenza da favorita

Benevento.  

In estate la Tim Cup è attesa da tutti gli appassionati come manna dal cielo. E' una sorta di “anticipo sui tempi”, grazie al quale si può tornare allo stadio poche settimane prima dell'inizio del campionato. Una liberazione, soprattutto per chi non può fare a meno di vedere il pallone gonfiare la rete. Purtroppo a questa competizione non viene data la giusta importanza, anche a causa di una impostazione che non coinvolge molto, a differenza di quanto avviene nel calcio d'oltremanica con FA Cup e League Cup. Ma questa è un'altra storia.

Fino a poco tempo fa nel Sannio era considerato un piccolo sogno poter arrivare al terzo turno, in modo da sfidare le compagini di massima serie. Sin dalla compilazione del tabellone si andava a scrutare la possibile avversaria. E' accaduto soltanto due volte negli ultimi nove anni: la prima, il 23 agosto del 2008, quando tremila sanniti si recarono all'Olimpico per sostenere i giallorossi nel match contro la Lazio. Il risultato finale fu di 5-1, ma poco importava. Di lì a poco sarebbe cominciato il campionato ed essersi tolti lo sfizio di aver incitato i propri colori nel maggior impianto sportivo della capitale inorgoglì tutti. Nel 2013 ci fu la Sampdoria a Marassi, con vittoria dei padroni di casa per 2-0. Fu un'altra grande serata per il popolo beneventano che si fece apprezzare anche dalla tifoseria blucerchiata con un tifo costante, a dispetto dell'afa e del clima vacanziero.

Oggi il Benevento partirà in Tim Cup proprio dal terzo turno e, tra l'altro, anche da favorito dato che affronterà una compagine di serie B tra le mura amiche. Olimpico e Marassi, così come San Siro, Allianz Stadium e tanti altri stadi da quest'anno diventeranno una piacevole abitudine per la tifoseria giallorossa.

E allora non si può fare altro che girarsi indietro e trovare l'ennesimo motivo per capire quanto sia cambiata la realtà beneventana in poco più di un anno. Questo è il bello del calcio. 

foto Mario Taddeo 

Ivan Calabrese