di Ivan Calabrese
In settimana avevamo più volte detto che per il Benevento non c'erano più margini di errore, soprattutto in una sfida contro una diretta concorrente per ottenere la salvezza. La sconfitta è arrivata e anche meritatamente, perché una squadra che punta a restare in serie A non può e non deve tirare per la prima volta in porta a dieci minuti dalla fine, al di là dell'espulsione di Antei. In virtù di ciò occorre precisare che prima del 37' era stata ugualmente la compagine scaligera a creare le occasioni migliori (tiro pericoloso di Cerci e gol divorato da Valoti) detenendo un possesso palla e una impostazione superiore. Zero punti in otto partite. E' un dato scomodo che ha invogliato gli amanti della Storia a spulciare gli almanacchi fino ad arrivare a pochi anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ricordando il disastro compiuto dal Venezia. Tra i tifosi non ci sono più neanche gli applausi dei più ottimisti. Perdere contro Crotone e Verona è stato un duro colpo che il Benevento rimpiangerà nel prosieguo del campionato. Perché, se è vero che ci possono stare le sconfitte contro Napoli e Roma, non possono essere accettati simili prestazioni contro formazioni che, sulla carta, sono sullo stesso piano. Sarebbe deleterio criticare “tanto per”. E' indubbio, però, che c'è qualcosa che non va e le positive parole spese nel recente passato sono ormai fumo nel vento. “Non sappiamo come risollevarci, altrimenti l'avremmo fatto prima”. Dichiarazioni di Ciciretti al termine della gara di ieri. Sintomo di una impotenza che sta intaccando anche il modo di vedere le cose dei protagonisti. Ai tifosi (che chiedono la testa del tecnico) non resta che aspettare la prossima partita, in attesa di tempi migliori, continuando a sostenere i colori giallorossi tra tanti interrogativi, come quelli relativi alla grande mole di infortunati che questa squadra detiene dall'inizio del campionato.
Baroni contro la sua vecchia squadra si giocherà tutto. Un destino particolare e un crocevia dal quale si può cominciare a risalire o sprofondare totalmente in sabbie mobili che fanno sempre più paura.
