4-3-3, grande possesso di palla e occupazione degli spazi in attesa della verticalizzazione. Il Foggia rivale del Benevento che vinse il campionato di serie C, giocava così. Nella città dauna l’avevano ribattezzata “Dezerbilandia”, scimmiottando un po’ l’inavvicinabile “Zemanlandia” di venti anni prima. Il Foggia giocava bene davvero, con qualche scivolone qua e là che non gli permise di tenere il passo della squadra giallorossa. Il “credo” di De Zerbi è sempre lo stesso, ora va applicato ad una squadra che ha bisogno di trovare autostima e di credere che in A ci può stare. Soprattutto che può giocarsi la salvezza con quelle quattro-cinque squadre che non è che abbiano fatto tanto di più finora. Per qualche caratteristica questo Benevento somiglia un po’ al suo Foggia, qualche protagonista ne fa addirittura parte. Difesa a quattro con Di Chiara esterno sinistro di difesa, centrocampo con un regista (che potrebbe essere Viola) e due mezze ali (diciamo Memushaj e Cataldi). Poi la batteria di attaccanti: due esterni e un centravanti (Iemmello). A Foggia “Re Pietro” aveva a fianco Sarno e Chiricò o in qualche frangente lo spagnolo Maza, più trequartista che esterno: in giallorosso Ciciretti e D’Alessandro dovrebbero interpretare al meglio il ruolo di esterni e lanciare a rete Iemmello, capace di realizzare 53 gol in 77 partite con De Zerbi in panchina. Una sorta di figlioccio per lui, coccolato e curato più di ogni altro giocatore. Almeno il centravanti di Catanzaro da questo cambio dovrebbe ricevere la spinta giusta per ritornare ad essere il bomber acclamato negli anni scorsi.
ALLENAMENTO AL VIGORITO. Questa mattina De Zerbi prima della partenza per Cagliari ha tenuto la prima seduta di allenamento con i suoi nuovi allievi. Presente anche il nuovo staff tecnico, che deve essere ancora ufficializzato, e i giocatori giallorossi in partenza per la Sardegna. Poche cose e semplici, di più non avrebbe potuto fare. Considerato che la squadra da cui ripartire non potrà essere tanto diversa da quella che ha chiuso l’esperienza di Baroni. Il peggior nemico del tecnico bresciano è il tempo. Ne ha poco a sua disposizione per ottenere quello che vuole. Quel gran possesso palla, quelle geometrie “rubate” a Pep Guardiola, seguito anche personalmente negli allenamenti a Monaco. Automatismi che richiedono tempo e continuo lavoro. Ci proverà De Zerbi, ma per ora dovrà puntare molto sull’aspetto psicologico. Il cambio dell’allenatore è spesso sinonimo di svolta, c’è bisogno che tutti abbiano una reazione positiva a questo nuovo corso. Subito, senza aspettare tocchi di bacchetta magica.
Franco Santo
