Benevento, la forza del cambiamento

In 14 giorni De Zerbi ha conquistato tutti, anche chi non accettava il suo arrivo

Benevento.  

di Ivan Calabrese

Due settimane fa Roberto De Zerbi ha firmato con il Benevento. Un periodo pressoché nullo nell'economia di un campionato, ma è bastato al tecnico per imporre già una propria identità a un gruppo che aveva smarrito qualsiasi forma di certezza. In brevissimo tempo ha raccolto i cocci di una squadra piena di infortunati e con il morale sotto terra, portando nello spogliatoio la grinta e la determinazione che può avere in corpo soltanto chi accetta una simile scommessa. I calciatori sembrano aver recepito il messaggio, dato che gli atteggiamenti visti ieri a Torino, nel secondo tempo contro la Lazio e anche nella ripresa di Cagliari sono totalmente diversi rispetto a quelli mostrati nel recente passato. Il Benevento non ha mai mollato e ha saputo difendersi dagli attacchi dei vice campioni d'Europa con grande cuore, riuscendo anche a passare in vantaggio. “Sento la squadra mia, i calciatori mi seguono”, parole eloquenti che testimoniano il primo, rilevante cambiamento che si sta avvertendo nell'ambiente. 

Ha impressionato anche l'atteggiamento tattico, con un interscambio di moduli (3-4-2-1 e 4-1-4-1) nelle varie fasi della partita che consente copertura e spinta. Purtroppo quell'odioso zero in classifica è ancora presente nella testa di tutti, ma al di là delle difficoltà questo Benevento 2.0 ha tutte le carte in regola per cominciare a scalare la classifica e tirare dritto fino a gennaio, momento in cui probabilmente ci saranno degli innesti che potranno incrementare il livello della rosa. Per la sfida con il Sassuolo gli acquisti, però, dovranno essere necessariamente i vari Costa, D'Alessandro e Iemmello, elementi che potrebbero dare una spinta in più. Il ritiro di Roma darà una grande mano al tecnico sotto tutti i punti di vista. 

Poi c'è il tifo. De Zerbi non è stato accolto bene, a causa del suo passato a Foggia. Gli amanti della Strega hanno la memoria lunga, ma quando notano un qualcosa che può rivelarsi positivo per la squadra sono anche capaci di mettere da parte il passato. La popolarità del tecnico è cresciuta a dismisura grazie al suo carisma e le doti che sta mostrando di possedere. Piace alla gente perché si fa sentire, striglia i calciatori e vuole sempre il massimo impegno. E' una sorta di tifoso in campo, ma del suo lavoro e non di una determinata squadra di calcio. In quattordici giorni è riuscito a portare tutti (o quasi) dalla sua parte, ora tutto l'ambiente deve attingere un po' dalla sua cattiveria agonistica per affrontare al meglio quest'ultimo rush finale prima della sosta natalizia e, soprattutto, la finale (perché è una finale) contro il Sassuolo. Uniti si può.