Trecento guerrieri sanniti

Beneventani primi in classifica per amore

Benevento.  

“State dimostrando al mondo intero cosa significa amare in maniera viscerale la propria squadra del cuore”. Così, giusto un commento di un utente Facebook che ha commentato il post della Serie A inerente all'esito della sfida di ieri tra Atalanta e Benevento. Sembra un paradosso, ma le continue sconfitte dei giallorossi vanno, in maniera indirettamente proporzionale, ad aumentare a dismisura la stima dell'Italia calcistica nei confronti della tifoseria sannita. Un popolo spesso strano, controverso, ma che non rinuncerebbe mai alla propria squadra di calcio. Non l'ha fatto quando lottava nei campi di parrocchia, non l'ha fatto quando ha subito delusioni inimmaginabili e non lo sta facendo adesso. Sembra facile, perché si è in serie A, ma non lo è affatto. Ci vuole un cuore d'acciaio per spendere soldi e affrontare un viaggio lunghissimo di lunedì sera, con la squadra ferma a zero punti in classifica e che, ahinoi, viene derisa da tutti. Allora se bisogna parlare dei tifosi facciamolo, così da trovare un sorriso su volti oscurati dalla delusione. Parliamo però di quei quattromila che, reduci dall'ennesimo play off perso contro il Como, hanno preso per mano la squadra traghettandola verso la promozione in serie B. Tutto parte da lì. Parliamo dei trecento di ieri che sono tornati a casa poche ore fa e che ormai hanno messo in secondo piano il risultato, con la consapevolezza che non li smuoverà certo uno zero in classifica da quegli spalti. Hanno visto di peggio, ma questo non vuol dire accontentarsi e limitarsi a vedere affondare la barca perché sulla barca ci siamo tutti. Immaginate, però, una tifoseria sfiduciata che si presenta in poche unità allo stadio perché condizionata dalla classifica. Non sarebbe un'immagine idilliaca per il nostro calcio. Per la partita di domenica è vicino il sold out, dopo quattordici sconfitte consecutive. Non c'è null'altro da aggiungere. I beneventani hanno portato in serie A quella vecchia passione del sud che oggi, per svariati motivi, si vede davvero poco in giro a causa di un calcio moderno che allontana la gente dagli stadi. Una passione che commuove tutti, anche la dura tifoseria bergamasca che ha salutato i sanniti con applausi. Non è il pubblico a vincere le partite, non è il Vigorito a buttare la palla in rete, ma rende tutto un pò meno mortificante. I 300, quelli di sempre, hanno vinto. Ancora una volta. 

Ivan Calabrese