Far quadrare i numeri. Imperativo categorico nel calcio, soprattutto quando si riferiscono ai moduli tattici. Di questi tempi ci si schermisce dietro frasi fatte: ‘vale l’interpretazione, non il modulo’. Quante volte abbiamo sentito queste parole. Il fatto è che anche nel calcio esistono le specializzazioni e se un giocatore sa fare l’esterno alto o l’attaccante centrale, difficilmente si adatterà a qualcos’altro. Per questo sono importanti i moduli. Da adattare alle caratteristiche dei giocatori che si hanno e non viceversa.
Le prove. Il Benevento è in una fase di studio. La squadra è stata costruita per interpretare il 4-4-2, questo non può essere smentito da alcuno. Ma l’organico giallorosso è talmente assortito che probabilmente non gli è precluso un qualunque altro modulo. Cinelli e Landaida hanno iniziato col 3-5-2, hanno riprovato il 4-4-2 nel secondo tempo della sfida col Messina, hanno fatto un giro in allenamento col 4-2-3-1. Non c’è stato spazio per il 4-3-3 che forse avrebbe avuto il diritto di avere una chance, insieme alle sue più dirette varianti, 4-3-2-1 o 4-3-1-2. Evidentemente il cosiddetto blocco ‘4-3’ è quello meno nelle corde del duo tecnico.
I dubbi del 5-3-2. Lungi dall’essere stato bocciato dopo appena 45’ il 3-5-2 ha lasciato più di una perplessità. Qualcuna a centrocampo, molte in difesa. I tre difensori centrali giallorossi, al di là di non avere alternative in organico (basta un banale infortunio o una squalifica e salta tutto), sempre che non si voglia considerare una possibile soluzione anche Pezzi, che è essenzialmente un esterno, non sembrano adatti ai movimenti della difesa a tre. Tutti sono abituati a stare in mezzo alla difesa e ad allargarsi raramente sulle corsie esterne. Con la difesa a tre, questo movimento entra a far parte della normalità. Sabato ha pagato soprattutto Scognamiglio, schierato a sinistra per il fatto di essere mancino, ma davvero poco adatto alle uscite sugli esterni. Padella sull’altro versante se l’è cavata meglio, anche perché lui in qualche occasione si è prestato anche a fare il terzino destro. E’ legittimo che i tecnici continuino nei loro esperimenti, ma forse questa difesa a tre è un’utopia. Tra l’altro lo spostamento di un giocatore di forte stazza fisica come Scognamiglio sull’esterno, ha finito col togliere anche un punto di riferimento prezioso al centro. E al di là di qualche prestazione non all’altezza, il Benevento non può permettersi di perdere in mezzo all’area uno dei suoi giocatori più importanti.
E se fosse 4-2-3-1? Non vogliamo dare consigli ad alcuno, men che meno ai due giovani tecnici che sanno il fatto loro. Ma, considerato non percorribile la strada del 4-3-3, il miglior modulo interpretabile in questo momento potrebbe essere il 4-2-3-1 (derivazione del 4-4-2), un sistema di gioco che consentirebbe di tornare alla difesa a quattro, con la linea dei tre dietro la punta principale che può essere modellata a seconda dell’avversario con esterni o centrocampisti o mezzepunte. Domenica il Cosenza scenderà in campo come sempre col suo collaudato 4-4-2. Si può giocare con due centrocampisti centrali senza andare in inferiorità e si può piazzare un uomo tra le linee, una cosa che il 4-4-2 soffre sempre. In tempi di preparazione di play off ogni esperimento dovrebbe essere lecito.
Franco Santo
