di Ivan Calabrese
La sessione di mercato chiusa lo scorso 31 gennaio ha rappresentato un qualcosa di storico per il Benevento. Mai prima d'ora, infatti, c'è stato un contatto così fitto tra il club giallorosso e il calcio internazionale. La volontà del presidente Vigorito di provare a centrare l'impresa della salvezza si è tramutata in un lavoro che, considerata la classifica, rappresenta un unicum nel calcio italiano. A questo fine è stata preziosa l'attività svolta da Luca Marri, elaboratore dei dati scouting per il club giallorosso che vanta una vasta conoscenza del calcio estero. Ai nostri microfoni ha raccontato l'intenso mese appena terminato:
“Faccio questo lavoro da venti anni e metà della mia carriera l'ho fatta all'estero. Quindi parto con un orientamento diverso. Sono diventato direttore sportivo dieci anni fa attraverso i meriti sportivi. Ho sempre interpretato la mia professione verso il modello inglese. Sono una persona che lavora per la società e seguo ciò che mi viene chiesto, allineandomi su quella direzione e utilizzando le mie conoscenze per far sì che venga ottimizzata. In estate la linea della società era molto più incentrata al mercato italiano, anche perché sia il mister e il direttore erano vicini a quelle conoscenze. La società, quindi, si sentiva maggiormente in grado di percepire le proprie convinzioni nell'ambito già conosciuto. La difficoltà è stata quella che, andandosi a confrontare con un livello superiore, il mercato si restringeva nella possibilità delle scelte. Se sei in serie A puoi attingere da massimo dieci squadre, perché le altre diventano tue dirette concorrenti. Di queste dieci, ce ne sono molte che hanno tetti salariali poco accessibili. Per tale motivo sono nati dei problemi, anche se sono state fatte le migliori scelte. L'esperienza di questi mesi ci ha spinti a fare qualcosa di diverso, considerata anche la difficoltà del mercato invernale. Il presidente ci ha chiesto di fare qualcosa per vivere l'esperienza della serie A al massimo e tutto ciò che è stato fatto parte da lui. Io ho cercato di trovare delle soluzioni alla sua volontà”.
In che modo sono state trovate queste soluzioni?
“La cosa importante è che se si prende un calciatore, lo stesso deve diventare un valore, quindi è importante l'aspetto anagrafico ma anche la classicità nei canoni. Siamo andati a valutare le soluzioni proponibili per il Benevento che facessero bene al club e al mister, ma anche per la situazione di classifica in cui stiamo adesso. Trovare un calciatore che avesse la duplice valenza è molto difficile. Bisognava andare su calciatori che avessero uno spessore superiore, ma anche che facessero gioco in un livello inferiore. Questo ha ridotto di molto la possibilità di scelta, anche se ci ha facilitato nell'individuare le soluzioni. Una volta individuate sono state valutate da tutte le persone che il presidente ha voluto coinvolgere. Abbiamo cercato sempre di muoverci per primi e in questo siamo stati bravi per riuscire a cogliere il momento giusto per chiudere le operazioni. Siamo arrivati a calciatori importanti, come Sandro. Sono cose studiate a tavolino. E' stato abbastanza facile trovare i profili giusti, così come respingere gli attacchi delle altre società che avvenivano in automatico. Spesso ci siamo recati direttamente sul posto per cercare di evitare ritardi e questo ha aiutato molto. La tipologia dei calciatori è molto variegata: alcuni arrivano per la funzionalità rispetto a ciò che ha in mente l'allenatore, altri per la classifica e altri per alzare un certo tipo di spessore. C'erano tante cose che volevamo provare a modificare, anche se la squadra dell'estate non è stata costruita male. Ha delle potenzialità e l'arrivo di calciatori con determinate caratteristiche pensavamo che potessero essere positivi per gli altri”.
In tutto questo quanto ha influito De Zerbi?
“Ha partecipato in maniera determinate. I calciatori che sono arrivati hanno delle caratteristiche che si basano sulla mentalità di gioco del mister. Non so quanto uno possa averlo accontentato, ma di sicuro si è preso quanto di meglio c'era per assecondare la sua linea”.
Qual è stata la trattativa più difficile?
“Le trattative non sono né facili e né difficili. Su ogni operazione ci sono delle problematiche, ma una persona da sola non le può risolvere. Se un calciatore ti aiuta, così come il suo agente e la società con cui giocava, alla fine le difficoltà le risolvi. Questo vale anche per quanto riguarda le cessioni. Abbiamo fatto sei operazioni nei confronti di sei nazioni diverse. Se consideriamo l'uscita di Armenteros negli Stati Uniti, parliamo di difficoltà di lavoro perché ogni paese ha la sua burocrazia. I ragazzi che sono venuti, però, hanno tantissima voglia. Ad esempio Sandro non vedeva l'ora di giocare; Billong era in vacanza ed è arrivato subito. Lo stesso Tosca è andato dal suo direttore dicendogli che voleva venire a Benevento. Se non c'è questo tipo di disponibilità, non serve a nulla l'abilità. Ci vuole anche fortuna”.
Sul finire del mercato è arrivato Tosca.
“Abbiamo seguito le trattative sui difensori. Volevamo un calciatore che avesse una buona giocabilità a tre e che fosse abile con il mancino. Abbiamo seguito diverse piste che ci hanno fatto perdere tempo, ma anche sono stati costruiti anche dei discorsi paralleli. Tosca è stato contattato due settimane fa e ho trovato la sua disponibilità. L'operazione si è chiusa nelle ultime ore perché ci sono tanti dettagli da limare che richiedono tempo. Che calciatore è? Già a 21 anni era capitano dello Steaua, quindi ha molta personalità. In Italia lo cercavano in parecchi perché presenta una buona adattabilità al nostro calcio. In Spagna ha dimostrato di avere i numeri per una situazione simile a quella che vuole De Zerbi. Con il cambio di allenatore si è trovato ai margini del progetto. Non avevamo tante alternative e il suo profilo corrispondeva alle nostre richieste. In Italia è stato contattato da società che lottano per l'Europa League e all'estero da chi gioca in Champions. Lui è voluto venire qua”.
C'è qualche retroscena che non sappiamo?
“Non mi sento di definire colpi sfumati coloro che non sono arrivati. Il mancato acquisto è dovuto a diversi fattori. Ci sono state situazioni di questo tipo, ma non potevamo prenderli tutti”.
Il mercato si è chiuso con il botto: Sagna.
“E' stata una ipotesi che ci è stata prospettata. Non sembrava vero arrivare a una conclusione positiva. Abbiamo avuto un contatto con il suo entourage: la nostra scelta è ricaduta su di lui anche per un concetto di funzionalità e per un completamento di una rosa già costruita. Il presidente ha voluto conoscerlo. E' stata una volontà reciproca, dato che la chiusura è arrivata proprio dall'incontro che c'è stato tra i due. Il modo di fare del presidente ha colpito Sagna e da lì è diventato tutto più facile”.
Il presidente Vigorito a inizio mercato ha detto di voler prendere calciatori pronti ad accettare anche una eventuale serie B. In quanti hanno mostrato questa convinzione?
“Pensiamo solo alla serie A adesso. Questi calciatori sono stati presi per provare a salvarci, quello che succederà a giugno è un altro discorso. Se avessimo pensato alla serie B avremmo fatto scelte diverse”.
Come è strutturata la rete degli osservatori del Benevento?
“E' un lavoro che spetta a me. La società ha messo a disposizione dei collaboratori e ho utilizzato tutte le risorse necessarie per fare bene. Individuare un profilo è stato un lavoro di squadra che ha aiutato il sottoscritto anche a vedere le cose in maniera diversa. Più che parlare di rete, parlerei di condivisione di opinioni”.
