SCUGNIZZERIA. Riflessioni di una settimana particolare

Niente pagelle, ma ai tifosi spetterebbe un dieci e lode

Benevento.  

Non è certo questa appena trascorsa la Domenica più giusta per fare pagelle. Andrebbe dato dieci a prescindere, alla umanità, alla semplicità, al sorriso del povero Davide che ci ha lasciato. Andrebbe dato 10 al suo comportamento dentro e fuori dal campo ed andrebbe dato dieci a tutte le manifestazioni di affetto dimostrate dal popolo dei tifosi che si sono stretti intorno al dramma umano della Società e della famiglia Viola. A noi tifosi giallorossi spetterebbe anche la lode per essere stati quelli che per primi si sono mossi con lo striscione dentro e fuori lo stadio già da Domenica scorsa, per aver saputo accomunare giovani ragazzi (Carmelo e Davide) nel legame sportivo del dolore che ci ha coinvolto. Andrebbe dato dieci per la sensibilità, la vicinanza ed il rispetto del dolore dimostrata più di altre tifoserie a quella viola; sarebbe da dare dieci anche alla Società che si era mossa con la patch sulla maglietta #ciaoDavide 13 poi seguita da tutte le altre squadre di A.

Purtroppo la vita va avanti e se proprio devo compiere lo sforzo di parlare di calcio, ci sarebbe da dare solo un voto basso per come tutta questa settimana è stata gestita in casa giallorossa. Le dichiarazioni di De Zerbi sono apparse quelle di una vittima sacrificale. Umanamente comprensibili: nessuno si sarebbe dimostrato entusiasta di vincere sfruttando con cinismo il dolore di una morte, ma dire che “non è stata una partita preparata al meglio, che i giocatori non sono robot” lascia un po’ di amaro in bocca. Il rispetto per il dolore deve esserci ma deve esserci anche il rispetto verso una tifoseria che si è sobbarcata una giornata di viaggio sotto l’acqua: deve esserci rispetto per 1800 tifosi giunti da ogni parte e deve esserci rispetto anche per un Presidente che non è che ultimamente se la sia passata tanto bene, senza contare che la nostra traballante posizione di classifica avrebbe fatto sperare in un risultato differente. Che sia stata una partita “apparecchiata” a tavolino per far vincere la Fiorentina non voglio nemmeno pensarlo, ma in fin dei conti loro emotivamente stavano sicuramente peggio di noi. Mi piace pensare che Davide c’era. C’era in campo. Il gol alle ore 13, fatto dal suo naturale sostituto che indossava la maglia numero 31 (inverso di 13) sono segnali del destino. Mi piace pensare che c’era anche la squadra viola pur nel dolore e nel rispetto per la perdita del suo Capitano. Per loro davvero non era facile giocare a 60 ore da un funerale che li ha privati di una guida, di un faro, ma più semplicemente di un amico prima che di un collega di lavoro. Ma noi? Noi dove eravamo? Primo tempo fuori da ogni contesto. Migliore in campo Puggioni per un paio di parate ed il solito trottolino della valle Telesina. Ennesimo gol preso di testa da palla ferma che ormai non è più una novità. Abbiamo permesso ad Hugo di fare praticamente un terzo tempo, ci mancava solo un tabellone con il canestro sopra la traversa per trasformare l’azione in un perfetto gesto da cestista. Possibile che nessuno lo marcasse o lo ostacolasse? La ripresa ha mostrato ancora una volta tutte le lacune di un attacco sterile che fa possesso palla ma finalizza e concretizza poco. Lacune che ci hanno fatto meritare la posizione in cui siamo. Esempio classico: il Pisa retrocesso dalla B alla C lo scorso anno aveva la seconda miglior difesa del campionato: peccato avesse anche il peggior attacco. Questo per dire che se la palla non si butta dentro hai voglia a produrre gioco o ad avere il 65% di possesso palla. Se poi siamo anche la difesa più perforata del campionato dobbiamo solo arrenderci all’evidenza di essere ultimi con ormai un piede e tre quarti in Serie B. 15 punti da recuperare in 11 partite sono un'enormità per poter nutrire ancora sogni salvezza. Non solo perché dovremmo fare un finale stratosferico, ma soprattutto perché dovrebbero svenire o svanire le 4/5 squadre sopra di noi, ammucchiate o quasi, intorno a quota 25 alla quale avremmo potuto ambire anche noi e si fossero fatte scelte differenti ad inizio stagione. Prendiamolo come un anno di “rodaggio”. Abbiamo tutte le basi per ritornare protagonisti. Di sicuro abbiamo vinto di gran lunga lo scudetto della tifoseria. Abbiamo portato una ventata nuova di civiltà, calore, rispetto e goliardia in ogni stadio d’Italia uscendone sempre da vincitori al di la del risultato. Una tifoseria così non si vedeva da tempo immemore. Numeri impressionanti per una piccola città che si è saputa stringere intorno ad una squadra, ed ha trovato anche la sua identità, il suo “orgoglio terronico” suscitando anche simpatia nell’intero stivale.

Mai mollare, ma pronti a ripartire con la speranza però che questo finale di campionato sia giocato onorando il calcio, onorando la maglia ed onorando una tifoseria che non ha mai lasciato soli gli undici in campo. I sacrifici hanno un prezzo ma si fanno volentieri perché si fanno col cuore. A voi che scendete in campo vi chiediamo solo di ascoltare i nostri battiti. Nulla più.

Scugnizzo69