SCUGNIZZERIA. La presunzione degli ultimi

L'Italia calcistica, e non solo, ha scoperto la grande cultura sportiva di Benevento

Benevento.  

In genere arrivare ultimi in qualunque competizione sportiva è oggetto di scherno, di sfottò ed anche di umiliazione. Questo era un po’ quello che accadeva a noi fino al periodo natalizio; una squadra “sgarrupata”, presa a pallonate ovunque, additata come il principale esempio da prendere per una riforma dei campionati a 16 o 18 squadre perché “non devono salire in A squadre come il Benevento… ecc ecc” (cit. De Laurentis o Lotito). La notorietà a livello mondiale per un gol di testa del portiere al 95esimo aveva suscitato interesse e stupore, ma non aveva cambiato il percorso sportivo che ci vedeva felici e perdenti. Già perché noi la felicità, al contrario di tante altre piazze, non l’abbiamo mai persa, semmai l’abbiamo condita con un pizzico di autoironia. Come si può dimenticare il “salutate la capolista” fatto a Bergamo, la preghiera a Padre Pio su uno striscione affinché mettesse fine alle nostre sconfitte, i cori sul fatto che l’anno prossimo avremmo giocato di Sabato, gli stendardi che avvisavano Diletta Leotta che stavamo tornando, fino allo splendido “è colpa vostra se Domenica avrò a pranzo mia suocera” che sventolava Sabato pomeriggio allo stadio. Questa “positività nella sconfitta” ha cominciato a destare curiosità nelle tifoserie avversarie e nell’opinione pubblica che ha iniziato a chiedersi come fosse mai possibile che una squadra straultima avesse il conforto della piazza, mai una contestazione, mai una protesta eclatante, mai un cenno di dissidio al contrario di ciò che avveniva a Verona o Firenze e, se vogliamo, anche in casa di quella Juve scudettata alla quale bastava pareggiare una partita per subire attacchi da parte dei suoi stessi tifosi. Questo fino a Natale; poi la musica è cambiata e la squadra straultima e beffeggiata ha iniziato a giocare a calcio pur continuando ad evidenziare pecche e limiti; tutti si sono accorti dell’”anima”, del sogno, della voglia di far bene, del gioco espresso, dell’affiatamento e del calore ancora più marcato della tifoseria, delle invasioni di massa in trasferta, dei cori duraturi per 90 minuti. Miracolo. Il Benevento stava entrando nelle simpatie di tutto il movimento calcistico ed ancora di più nelle simpatie di quel mondo social che è il vero termometro umorale perfettamente capace di fotografare il momento rispetto ad un evento, un personaggio e nel nostro caso, di una squadra di calcio. Un'onda, uno tsunami di simpatie che mi porta a scrivere con una punta di presunzione che davvero ci siamo fatti volere bene, che davvero mancheremo a questa serie A, che davvero abbiamo dato a tutti l’immagine del calcio vero e passionale che ha saputo coinvolgere un intera Provincia troppo spessa addormentata e doppiofedista, catturando addirittura tifosi anche altrove soprattutto fra le nuove generazioni. Ho la presunzione di scrivere che di fronte a quanto avvenuto Sabato con 14 mila cuori festanti, il calcio concepito come sport passionale e non come business abbia davvero vinto: Xavier Jacobelli ci dedica un editoriale in prima pagina su Tuttosport, i commentatori di Sky si fermano in religioso silenzio e per un minuto e mezzo mandano le immagini della curva festante che applaude, ricambiata, i suoi beniamini; Pepito Rossi che intervistato sul terreno di gioco si gira più volte verso la Curva esclamando “Bello… bello”, Ballardini che parla dell’atmosfera tralasciando la partita; gli ultimi hanno vinto. Hanno vinto con la loro civiltà, hanno messo il cuore davanti a tutto. Le scene del Vigorito dovrebbero essere viste e riviste per far capire che nello sport si può vincere anche quando si perde, per far capire che vi è una cultura della sconfitta che se assimilata non sarà mai perdente. Nella civilissima Germana la retrocessione dell’Amburgo è terminata con scontri, fumogeni e polizia a cavallo in campo; ieri sera a Genova la partita è stata sospesa per i cori contro i napoletani. Il nostro calcio è stato pulito, differente e sincero. Sarà stato anche il calcio degli ultimi in classifica ma ho la presunzione di scrivere che è stato il calcio dei vincenti. E se lo dice anche Paolo Condò, affermato opinionista di Sky e giornalista della Gazzetta dello Sport, che proprio stamane ha dichiarato che il prossimo anno tiferà per noi smettendo di essere imparziale, significa che qualcosa abbiamo lasciato. Non abbiamo perso la Serie A, semmai è la Serie A ad aver perso noi. Concludo con un messaggio rivolto al signor Cristiano Tina il quale tempo fa scriveva su FB che avrebbe regalato la sua Fiat PUNTO EVO se il Benevento avesse fatto più di 20 punti in campionato: “guagliò… tienatell… semmai usala per venirti a fare un giro al Vigorito il prossimo anno o in una delle prossime trasferte che faremo. Scoprirai un mondo, anzi un Universo molto diverso e sicuramente migliore della tua mente limitata a degli insulsi sfottò… e sorpresa... potrebbe pure piacerti!”

Scugnizzo69