Il Benevento più forte delle critiche. E Bucchi se la ride

La squadra partita con delle scommesse sta dimostrando sul campo di avere le qualità per far bene

Benevento.  

Ricorsi rigettati anche dal Tar. Le speranze delle squadre che hanno provato più volte a bussare alla porta della B si affievoliscono, anzi, possiamo oramai dire che si annullano. Quest'anno è andata così. Il campionato sarà a 19 squadre con una classifica sempre parziale. Basti dare un'occhiata a quella attuale. Il Benevento è terzo ma con una partita da giocare. Insomma in caso di vittoria sarebbe a pari punti col Verona in vetta. Calcoli quindi da fare alla lunga ma con la consapevolezza che indipendentemente dal format, questa serie cadetta presenterà le stesse difficoltà delle passate stagioni. Già un paio di squadre stanno deludendo, altre sorprendendo. Con la strega che non rientra in nessuna delle due categorie. Eh sì, la vecchina sta confermando le aspettative iniziali. Organico importante con due formazioni di uguale spessore. Eppure il cammino del Benevento non è stato privo di scommesse. E di qualche critica. Partendo dalla decisione di affidare la direzione sportiva ad un giovane che come unica esperienza aveva la gestione della Scuola Calcio di famiglia. Oltre che poi del settore giovanile giallorosso. Pasquale Foggia però ha dimostrato, almeno finora, che non sempre nel calcio serve l'esperienza per far bene e che a volte basta dare la giusta fiducia da chi possiede i capitali per far crescere nuovi figure in ottica futura. Detto, fatto. Il neo direttore sportivo ha saputo mettere insieme la conoscenza di ex calciatore, la voglia di dover ancora dimostrare il proprio valore e la capacità di dialogare con tutti senza riserve. Perché in fondo proprio la "giovinezza" non gli ha imposto vecchi crediti o altrettanti debiti nei confronti di altri. Così ne è venuto fuori un grande lavoro con giocatori più esperti e giovani di prospettiva. Ma prima ancora la scelta di un allenatore che non rientrava nei piani iniziali. E che proprio in virtù di nomi prima sondati come Pippo Inzaghi e Juric aveva fatto storcere il naso a qualcuno. Eh sì, dire che Bucchi è rientrato subito nelle grazie di tutti sarebbe come travestirsi da uno dei personaggi più simpatici delle favole per bimbi, il buon pinocchio. Ma non è ancora carnevale. E il costume non è opportuno. Siamo franchi: Bucchi è partito con l'handicap di una serie A non alla sua altezza e con un palmares non da Benevento, quel Benevento diventato famoso nel mondo del calcio per il doppio salto e per un girone di ritorno da grande squadra, indipendentemente dalla retrocessione. Così alla prima col Lecce, qualche dubbio si è fatto più insistente. Sistema difensivo pessimo, atteggiamento mediocre. Fortuna nel pari rocambolesco. Eppure c'è stata Venezia, la grande sorpresa. Poi la partita con la Salernitana diventata certezza. Per poi cadere nuovamente nei dubbi. Quando prima del fischio d'inizio la formazione presentava ben sette uomini diversi dall'ultima impresa. "Questo è folle"... “Perderemo di certo” ... "Ma dove vogliamo andare". Frasi che hanno dovuto fare subito i conti con la realtà. Bucchi ha vinto tre volte. Sul campo con il risultato di uno a zero per mano di Asencio. Sul banco degli imputati zittendo i suoi giudici. E nella gestione del suo organico dimostrando ai suoi calciatori che tutti potranno disputare un ruolo di protagonisti. Insomma il Benevento sta vincendo le sue prime due scommesse, ma sta anche confermando splendide certezze. Società e tifosi. La prima sempre presente con Oreste Vigorito che dopo aver deciso di ripartire più forte di prima allestendo una grande squadre e aprendo ad una campagna abbonamenti popolare sta seguendo di persona tutte le partite da primo vero tifoso. Eh sì, lui era a Venezia e pure a Cittadella oltre che nel suo ritrovo casalingo. E la tifoseria, altra bella certezza. Dopo la A non c'è stata voglia di snobbare ma solo il desiderio di ripartire. Come per dire: noi ci siamo sempre, al di là delle sconfitte. Un atteggiamento che ha colpito l'Italia ma soprattutto i calciatori, quasi tutti nuovi, ma con la maglia cucita addosso manco fossero vecchie bandiere. Ora c'è il Foggia e il verdetto sarà sul campo. Con la consapevolezza che le insidie ci sono e forse pure i momenti difficili arriveranno. Ma una cosa la si può già dire. Il Benevento tra scommesse e certezze sta dimostrando che il calcio non è sempre e solo fallimenti, ripescaggi, o business ma anche un mix di passione, competenza ed entusiasmo da parte di chi seppur figlio di un Dio minore sa lottare e rialzarsi come un vero gladiatore. 

Slan