Pezzi, adesso dai un calcio al passato

Il terzino lo scorso anno fu eliminato dal Lecce: fatale l'errore grossolano di un compagno

Benevento.  

C'è chi ha un motivo in più per superare il barrage dei quarti di finale. Enrico Pezzi da Rimini dopo aver regalato l'ultima gioia ai tifosi del Benevento con il tacco delizioso alla Juve Stabia, ora ha messo nel mirino il Como e la prima gara dei play off. Niente contro i lariani ma tanto, tantissimo contro un passato tutt'altro che remoto. Già, perché se i quarti di finale al Benevento evocano dolci ricordi, non si può dire lo stesso per l'ex Pontedera che lo scorso anno fu eliminato nel peggiore dei modi dal Lecce. I toscani allenati da Indiani dominarono in lungo e in largo al Via del Mare senza tuttavia trovare la via del gol nei centoventi minuti di gioco. Servì una lunghissima serie di rigori per decretare il vincitore, tanto che il confronto, come molti ricorderanno, terminò con il punteggio di 8-7. Pezzi trasformò il suo penalty con disinvoltura, ma il destino dei granata fu segnato dall'errore grossolano di Andrea Pastore, difensore classe '94, che pensò malissimo di beffare Caglioni con il cucchiaio dosando male la conclusione. Palla sul fondo e insulti a non finire per il giovane di origini pugliesi (tra l'altro dichiaratamente tifoso del Bari) che quest'anno ha collezionato 12 presenze con la maglia del Forlì. Un episodio che, si dice, non andò per nulla giù né all'allenatore né ai calciatori più esperti la cui stagione meravigliosa fu interrotta sul più bello da una sottigliezza venuta male. Sfumature, dettagli che ai play off valgono doppio e che non vanno sottovalutati. Chissà se Pezzi in queste ore ripenserà a quell'opportunità, a quel giorno da dimenticare visto l'epilogo. Un giorno che con ogni probabilità avrebbe potuto variare anche gli scenari relativi al Benevento, poi eliminato in semifinale proprio da Miccoli e compagni. Ora la maglia indossata dal terzino riminese è diversa, paradossalmente proprio giallorossa. E sono diversi anche gli obiettivi, ben più vasti rispetto alla linea di orizzonte segnata dal mondo della Lega Pro. Oltrepassarla è artificio rischioso e impervio, ma vorrebbe dire sognare e far sognare in grande. Perchè non provarci?

 

Francesco Carluccio