Nove partite con ben tre sconfitte di cui due casalinghe in quello che una volta era un fortino, sono più che sufficienti per tracciare un quadro attendibile e viene fuori che c'è davvero tanto da fare. Le note negative, purtroppo, sono più di una, specie se guardiamo alle aspettative. La mancanza di coralità, la gestione di situazioni positive o negative del match classico di chi non ha un'anima, prevedibilità del gioco, una identità non definita sia tecnico-tattica che caratteriale, grossolani errori dei singoli, gli inizi disastrosi dei secondi tempi a conferma del fatto che dallo "spogliatoio" si esce non come si dovrebbe. Sono queste le maggiori pecche dei giallorossi che stanno facendo sminuire i meriti o i pregi.
Di certo facendo un'analisi attenta e approfondita non mancano i paradossi di una rosa che sulla carta è un perfetto mix di elementi esperti o giovani o gente di categoria, ma che alla prova dei fatti stanno commettendo errori da principianti e non da giocatori degni componenti di una squadra assemblata e costruita per vincere o meglio per disputare un torneo da primi posti. Le sconfitte casalinghe contro formazioni di bassa classifica e non trascendentali come Foggia e Ascoli dove addirittura dopo pochi minuti si era passati in vantaggio, costituiscono l'iceberg del malessere. La scarsa capacità di cambiare in corsa atteggiamento o tattica o uomini sta diventando una costante che di fatto è il vero tallone d'achille perchè quando gli avversari prendono le contromisure non c'è più nessuna capacità di reagire ed appare, purtroppo evidente che quella sensazionale rimonta contro il Lecce alla prima giornata è stata figlia della sporadicità.
Una involuzione quasi generale che non porta nessuno a rendere al meglio, calciatori esperti con trascorsi da A tra i più additati e discussi e altri. La sensazione è che dietro errori o altri malfunzionamenti o una gestione di una formazione che è come se fosse al debutto in cadetteria e che cerca in campo di vivere una normale partita e non una finale come invece richiederebbero ambizioni, aspettative e blasone, si stiano creando pericolosi alibi comuni a partire dal responsabile della gestione tecnica.
Non ci rimangiamo le note positive, manifestiamo fiducia massima soprattutto nella società e negli stessi singoli, apprezziamo tantissimo il lavoro del competente ds Foggia, ma servono una presa di coscienza reale da parte di tutti, una scrollata, che facciano scattare la molla dell'orgoglio, dello spirito di reazione, di voler fare guerra, di far ridiventare il Vigorito un fortino e non una terra di conquista, di diventare astuti e cazzimmosi quando si è in vantaggio in casa o fuori casa, di non patire ostruzionismi o scontri nervosi. Il carattere aperto, docile, mansueto, sempre sorridente, nell'inferno della serie B non porta assolutamente da nessuna parte. Speriamo e lo diciamo con tutto il cuore che Bucchi che tra l'altro è solo alla seconda stagione in serie B abbia rilevato al di là di bicchieri mezzi pieni o le giustificazioni legate a qualche errore del singolo, le stesse cose che da diverse settimane anche la critica imparziale sta commentando, a parte i tifosi che spesso hanno dimostrato di essere competenti ed adeguati. Basta amnesie, rimbocchiamoci le maniche, si giochi da squadra, si sfruttino le caratteristiche degli uomini della rosa adeguatamente, senza rotazioni e soprattutto si diventi camaleontici. Tutti gli avversari rendono ormai la stessa dichiarazione: "Abbiamo studiato il Benevento e abbiamo preso le giuste contromisure..." Quei fischi di ieri sera, tra l'altro meritati, non vogliamo e non possiamo più sentirli. Non è giusto per gli stessi eccezionali tifosi e soprattutto per il patron Oreste Vigorito che meritano una squadra veramente diversa, una squadra vera, una squadra di carattere, che sappia cosa fare e come farlo. E questa squadra ha la possibilità di rialzarsi e restare in piedi fino alla fine non in sporadiche occasioni. Non basta prendersi le responsabilità, ma passare ai fatti...
Antonio Martone
